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L’anno zero dei trasporti

BUCO DA 500 MILIONI DI EURO IN CAMPANIA

Mentre la nave affonda pensano a spartirsi il bottino?

Un buco da 500 mln di euro potrebbe inghiottire la Campania. Una bomba finanziaria che se dovesse esplodere rischierebbe di mandare tutto gambe all’aria. Avete letto bene. Non è uno scherzo della vostra fervida immaginazione. Non c’è pzzicotto che tenga, questo non è un brutto sogno: è la realtà, nuda e cruda. Ormai la falla è grossa al punto che non la nega più nessuno, nemmeno chi governa la nostra Regione. La conferma più forte di questo scenario arriva per bocca di Sergio Vetrella, assessore regionale ai trasporti: «Se non arriva liquidità e il Governo non risponde alle nostre richieste, le società del gruppo Eav non supereranno l’anno. Sono a rischio anche i contratti di servizio, in vigore fino al 31 dicembre». Si tratta di una cifra stratosferica che riguarda i conti dell’Eav, la holding dei trasporti di proprietà della Regione. E’ di tutta evidenza che le prime società di trasporto a soccombere sotto il fuoco di banche e fornitori potrebbero essere proprio quelle della holding, che ha circa 4.300 dipendenti. In nome del rigore si stanno dunque riducendo i servizi pubblici, a partire dai trasporti. E nel contempo si prevedono anche rincari tariffari.

Ora la parola ai numeri dei tagli, Cifre amare, che fanno capire ai cittadini di cosa si sta parlando. Per la Circumvesuviana – con un posticipo degli orari d’avvio del servizio e un posticipo di quelli di chiusura – si passerà dalle 440 corse dello scorso orario invernale alle 290 previste per quello prossimo; 27.717 convogli in meno per Cumana, 23.675 corse tagliate, per una riduzione del 40% del dato totale. Alla Circumflegrea tagliate 4.042 corse, il che equivale ad una diminuzione di 11 punti percentuali; 4 corse in meno al giorno per Metrocampania Nordest, oltre a chiusure la domenica e nei festivi. Una riduzione di servizi che è avvenuta già dal 12 settembre e che con la riapertura delle scuole ha determinato grossi disagi. E’ inoltre previsto il totale azzeramento del servizio per la linea ferroviaria che collega il Sannio a Napoli la domenica e nei giorni festivi. Decisione questa che ha fatto andare su tutte le furie Fausto Pepe, in sindaco di Benevento. Il quale, lamentandosi del non coinvolgimento dell’amministrazione comunale, ha dichiarato: «Quella della Valle Caudina è una linea strategica nello scenario regionale, senza la quale 4 province su 5 vengono nei fatti allontanate e isolate dal capoluogo di Regione. Quella in atto è una vera e propria spinta secessionista».

Di fronte a questa drammatica situazione ci sono state le unanimi critiche di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, un’unità sindacale che nel nostro Paese, di questi tempi, è sempre più rara da vedersi. Ma quello tra Vetrella e i sindacati resta un dialogo tra sordi: il primo mette sul tavolo l’oggettività dei numeri, o meglio la povertà del borsellino; i secondi gli rimproverano la totale assenza di qualsiasi programmazione. «Non so quante volte – dice Mario Salsano, segretario regionale della Filt Cgil – gli abbiamo chiesto di razionalizzare, integrare i servizi in modo da evitare doppioni». Fatto sta che, come dice sempre Salsano: «C’è Trenitalia, poi l’Eav, poi l’Anm a Napoli, più le ditte private. Ognuna fa la sua programmazione. E Vetrella, guardando al bilancio, ha suggerito a tutti di tagliare sui servizi a minor domanda. Così alcune realtà restano azzerate. E la Regione continua a non programmare. A meno che lo scopo non sia proprio questo, liberalizzare i servizi sul mercato con quei pochi soldi che ci sono».

Intanto però la maggioranza di centrodestra ha approvato, agli inizi d’agosto, un disegno di legge che accresce di due il numero degli assessori, portando la giunta da 12 a 14 componenti. Le proteste dell’opposizione hanno indotto la maggioranza a promettere che, quando la legge dovrà essere di nuovo approvata in seconda lettura (si tratta infatti di modificare lo Statuto regionale), bisognerà farla precedere da una legge che mantenga immutato il costo complessivo della giunta. Vedremo quali acrobazie contabili verranno escogitate per rispettare quest’impegno. Nel frattempo lo stesso Caldoro accarezza l’idea di aumentare anche il numero dei consiglieri regionali, portandoli dagli attuali 60 a 70. La giustificazione che da è di carattere demografico: la nostra regione, dice, conta quasi 6 milioni di abitanti. Evidentemente il Caldoro-pensiero corre alla Puglia che non raggiunge i 5 milioni di abitanti e tuttavia è governata da un Consiglio di 70 membri. Perché la Campania, si sarà detto, dovrebbe essere da meno? Quel che ci chiediamo noi invece è quali priorità abbia chi ci governa. Sapete com’è, la gente comune vorrebbe che costoro si lambiccassero il cervello per trovare una soluzione a questo e ad altri problemi. Non al fine di creare qualche nuovo posto per placare la sete di potere delle varie correnti e non far implodere questa traballante maggioranza.

(Articolo pubblicato sul numero di ottobre de “La Camapania giovane”)

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Campania, più tasse e meno servizi

La scure dei tagli orizzontali e la questione dell’irpef

Già la “prima manovra dell’estate” aveva ridotto i trasferimenti alla nostra regione di circa 380 milioni, ai quale bisogna sommare i tagli della “finanziaria di Ferragosto”, approvata con un testo che è stato stravolto più e più volte e che è lontano da divenire definitivo. Si stima comunque che, stando alla prima formulazione della manovra, il costo per la Campania potrebbe essere di circa 200 milioni annui. Altrettanti potrebbero venir meno ai Comuni e un centinaio alla Provincia, per il solo 2012, con bis previsto per il 2013, mentre il 2014 dovrebbe segnare un dimezzamento del salasso. Del resto lo ammette candidamente lo stesso Stefano Caldoro: «Ci saranno maggiori tariffe e meno servizi in settori fondamentali come i trasporti, la sanità, l’assistenza, la scuola e la formazione. Di fatto si colpirà anche il mondo del lavoro».

A destare preoccupazione è il fatto che la Campania non ha più margini di manovra per prelievi autonomi di natura fiscale. Irap e Irpef sono già ai massimi consentiti, si può pensare solo ad un aumento del bollo auto. A Napoli ad esempio l’addizionale comunale irpef, che è già allo 0,50%, per coprire i tagli dovrebbe raggiungere quota 1,72% – questa però per legge può salire al massimo allo 0,80%! Peraltro per il 2012 è previsto un colpo di forbici per abitante per Napoli che è il doppio di quello di Milano.

Intanto alla sede del Monte dei Pegni del Banco di Napoli alle 8 del mattino inizia la ressa, a qualche ora dall’apertura degli uffici la folla aumenta, invade il marciapiedi, diventa un serpentone. E’ una folla silenziosa che impegna i suoi piccoli tesori per sbarcare il lunario, il segno di una crisi che ha superato il limite.

(Articolo pubblicato sul numero di settembre de “La Camapania giovane”)

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