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Chi fa tante manovre non sa guidare.. il Paese

Le manovre fanno sempre male, ma un conto è prendere antibiotici per arrivare a lunedì, altro è per guarire

23 dicembre 2010, è la data dell’approvazione definitiva della riforma dell’università, l’ultima significativa riforma di questo Governo. Sono passati più di otto mesi, da allora il nulla. Solo chiacchiere inconcludenti, ministeri da trasferire, vari tentativi di far saltare i referendum e il sempre aperto cantiere della propaganda, che ha dato il meglio (il peggio) di sé alle amministrative. Poi, d’un tratto, all’inizio dell’estate, alcune giornate nere delle Borse hanno fatto aggravare le preoccupazioni della comunità internazionale per la stagnazione dell’economia e le dimensioni del debito del nostro Paese. Il Governo si è così visto costretto a dare un taglio al teatrino della demagogia, anticipare la manovra finanziaria prevista per settembre e approvare di fretta e furia una legge da circa 70 miliardi di euro – inizialmente dovevano essere 43 – ripartiti in modo piuttosto singolare: 2 miliardi nel 2011 e 5,5 nel 2012, poi 24 nel 2013 e 47 nel 2014. Insomma, per la serie “tiriamo a campare!”, tanto nel 2013 ci sarà un nuovo esecutivo e sarà affar suo imporre una manovra da lacrime e sangue.

Sol che, dato che il 2013 è lontano, i mercati finanziari – non sorprendentemente – non si sono fidati, non hanno creduto nella capacità del Governo di affrontare adeguatamente la crisi. Ragione per cui si è resa necessaria un’altra manovra, una finanziaria d’emergenza da altri 45 miliardi, approvata dal Consiglio dei ministri il 13 agosto sotto forma di decreto legge (il Parlamento – a partire da quella data – ha 60 giorni per emendare e approvare definitivamente il testo). Sin da subito è partita l’altalena delle trattative: prima più su, poi più giù, cambiamenti di posizione di ora in ora. Un continuo ed irresponsabile rimescolamento delle carte dettato da ragioni spudoratamente elettorali. Il discrimine nelle scelte da prendere è stato non la correttezza o lungimiranza delle proposte, ma il calcolo dei voti che fanno perdere. Una strategia che antepone a tutto, anche al buonsenso, la propaganda e la necessità di mantenere un Paese in costante campagna elettorale, del resto non è forse questa l’intima essenza del berlusconismo? Un modus agendi che, curandosi più del rapporto con il proprio elettorato che della credibilità della Nazione di fronte agli osservatori stranieri e di casa, ha infranto il rapporto di fiducia tra Stato e cittadino.

Tutto questo come se fosse indifferente dove si prendono o dove si investono i soldi, come se il contenuto di una manovra potesse cambiare a piacimento purché i saldi restino invariati – cosa peraltro tutt’altro che scontata. La maggioranza si sta dunque esibendo in uno spettacolo indecoroso, reso farsesco e non tragico dalla decisione della BCE di fornirci copertura economica comprando i nostri titoli di Stato.

Il risultato non può che essere una manovra di affanno, frutto di una sequela di proposte e controproposte, fatta di provvedimenti emergenziali e di corto respiro. Una manovra figlia di NN, e ciascuno di quei nessuno si è messo a fare “lobbying” perché il male venisse adeguatamente convertito in peggio. Tanto se le misure non funzioneranno daranno la colpa ai mercati, anzi agli scellerati “speculatori”.

(Articolo pubblicato sul numero di settembre de “La Camapania giovane”)

Cliccando qui potete scaricare o semplicemente vedere il pdf del numero completo di settembre de “La Campania giovane” nella versione cartacea

Di seguito le immagini dell’articolo nella versione cartacea (se clicchi sulle immagini le vedrai ingrandite):

Bilancio 2011 Regione Campania

Poche luci e tante ombre

Bilancio di previsione 2011, legge finanziaria e Bilancio pluriennale di previsione triennio 2011-2013 sono stati approvati a maggioranza dal Consiglio Regionale della Campania, con il voto contrario del gruppo delle opposizioni (55 presenti, 37 favorevoli, 18 contrari). Più specificamente era stata posta la questione di fiducia sul provvedimento da parte del Presidente della Giunta, Stefano Caldoro, ai sensi dell’art. 49 dello Statuto regionale. Lecito quindi da un punto di vista formale utilizzare l’istituto della fiducia, ma si tratta pur sempre di uno strumento che per sua stessa natura comprime il dibattito e cancella qualsiasi possibilità emendativa. Del resto chi ha quantomeno un’infarinatura di diritto costituzionale sa bene che il ricorso alla fiducia è un atto solo apparente di “forza muscolare” della maggioranza, che in realtà ne nasconde una intrinseca debolezza. Non è certamente un caso infatti che il Governo nazionale ne stia facendo un uso smodato, spogliando sostanzialmente il parlamento delle sue prerogative. L’apporto delle opposizioni è stato così limitato ai lavori in commissione, ma ha comunque condotto al recepimento nel testo finale di interventi a sostegno delle politiche di welfare e dei piani sociali di zona dei Comuni. E’ da segnalare il trasferimento di 600 mln di euro 2011-2013 a favore delle politiche di riqualificazione urbana del sistema dei Comuni e il sostegno alle politiche delle comunità montane e dell’antincendio boschivo, che significano diverse migliaia di posti di lavoro. C’è stato poi l’emendamento a firma di Antonio Marciano che fissa uno stanziamento iniziale di 1,5 mln di euro per il wi-fi gratuito in favore dei Comuni campani con meno di 15.000 abitanti. Al primo vero banco di prova il centro-destra campano si è dunque sottratto al confronto, mostrandosi vittima della sue contraddizioni interne, ostaggio di vecchi e nuovi clientelismi che hanno fatto mettere da parte le promesse di rigore sul bilancio. Sono stati approvati infatti provvedimenti rivelatrici della presenza di una “regia occulta”, basti pensare che al comma 262 della finanziaria viene sancita la riorganizzazione della rete distributiva per i carburanti eco-compatibili, che sono il fulcro dell’attività imprenditoriale di Cosentino. E’ stato inoltre stabilito che se alla scadenza del 30 marzo non sono stati designati gli organi direttivi nei consorzi di bonifica si deve attingere a commissari scelti tra personalità esterne alla regione. Invece di lavorare per l’accorpamento di alcune società partecipate con un coup de théâtre ne sono state create altre due, c’è addirittura una dotazione finanziaria per lo start-up pari a 5 mln di euro. Si tratta peraltro di una finanziaria che per rispondere alle esigenze di questo o di quell’uomo politico va di fatto a contraddire lo Statuto, il quale dice che in un documento di programmazione finanziaria ci devono essere solo provvedimenti di spesa. Qui però ci sono emendamenti e postille che ad esempio intervengono in materia urbanistica, che arrivano persino a modificare rapporti contrattuali consolidati, come quello dell’attuale direttore dell’istituto Pascale di Napoli. E’ per questi motivi che la finanziaria è stata impugnata al tar e che, con ogni probabilità, verrà fatto lo stesso dinanzi al Presidente del Consiglio dei ministri e al Capo dello Stato. Vi sono poi la “Missione sostegno alla famiglia”, l’aiuto alle “madri lavoratrici” e al “microcredito per sostenere le iniziative imprenditoriali dei giovani della Campania” che sono rimasti solo dei suggestivi titoli di spesa, che in concreto non determineranno ricadute significative dato che non vi è una idonea copertura finanziaria. Ha dichiarato in proposito Marciano: «Le risorse messe a disposizione per queste attività sono di gran lunga inferiori a quelle straordinarie e distribuite a pioggia per finanziare associazioni, fondazioni e attività di ricerca di dubbio spessore culturale e scientifico». E’ così che oggi il solo pensiero di quegli encomi carichi di enfasi per Caldoro quale “uomo libero da condizionamenti” creano imbarazzo e fanno schernire.

(Articolo pubblicato sul numero di marzo de “La Campania giovane”)

Lo potete vedere anche sul sito de “La Campania giovane” cliccando qui

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