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Largo ai giovani!

La questione generazionale investe anche la politica

Così come nel mondo del calcio capita che si scateni il putiferio quando gli allenatori tentano per la prima volta di mettere da parte i giocatori più esperti – e inevitabilmente più usurati – per sostituirli con quelli più giovani – e inevitabilmente meno logorati -, allo stesso modo nella politica succede che a un certo punto della storia arriva un momento in cui i volti più esperti e i leader più rodati si sentano improvvisamente, clamorosamente e drammaticamente minacciati da tutti i più o meno fenomenali ragazzacci delle nuove generazioni che a poco a poco si fa spazio tra i vivai, le giovanili e le primavere dei vari partiti politici.

Per chi non l’avesse capito, stiamo parlando del “ricambio generazionale”. Un processo che assume di volta in volta una diversa denominazione a seconda del particolare angolo visuale dal quale lo si guarda. Taluni, infatti, con eleganza e un qualche sentimento di riverenza verso chi “lascia il posto”, discorrono solitamente di “rotazione” o magari di “sostituzione”; talaltri , con minor senso diplomatico e maggiore intraprendenza, preferiscono invece adottare una terminologia più spietata e sprezzante, tipo “rottamazione”. Una questione che non può non essere centrale nel dibattito pubblico in un Paese come il nostro, dove gli under40 sono 18 milioni di elettori. Una nutrita fascia sociale che deve in una qualche misura conquistarsi, con il voto, il consenso, la democrazia, l’accesso alle posizioni della politica. Deve agire per costruire il suo futuro, in una sola espressione: diventare classe dirigente.

Un ruolo fondamentale ce l’ha indubbiamente la politica, lo riveste la classe politica nel suo complesso tramite i meccanismi con i quali si rinnova. E nello scenario politico italiano uno spazio rilevante se lo sta ritagliando l’istituto delle primarie. Ad introdurlo in Casa nostra è stato il PD, un partito che spesso seleziona i candidati, sceglie persino il suo Segretario con le primarie. Si tratta di uno strumento che non solo “produce” la candidatura per una specifica carica elettiva, offre anche opportunità di partecipazione “decisiva”, crea mobilitazione, diffonde informazioni, imprime slancio alla campagna elettorale successiva. Da questa prospettiva un mezzo contro l’immobilismo e il carrierismo – e, qualche volta, anche il cinismo – di chi si arrocca nel disperato tentativo di difendere con le unghie e con i denti rendite di posizione acquisite.

Si badi però che le primarie non sono la manna dal cielo, non possono essere invocate – come talvolta accade – come il magico elisir salvifico che, d’incanto, risolve ogni problema. C’è da battersi per avere una legge elettorale che possa dirsi degna della democrazia che diciamo di essere e perché vi sia vera partecipazione democratica nei partiti. C’è da respingere l’aiutino delle quote rosa, che rende le donne automaticamente ancelle di chi quelle quote gliele avrà graziosamente concesse. C’è da rifulgere il giovanilismo, l’idea che l’età sia di per sé sinonimo di cambiamento. Last but not least c’è da vincere la battaglia della “meritocrazia”, questa sconosciuta. Ebbene sì, una delle parole più abusate e svilite dei nostri tempi. E’ vitale ridarle senso.

(Articolo pubblicato sul numero di ottobre de “La Camapania giovane”)

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Di seguito le immagini dell’articolo nella versione cartacea (se clicchi sulle immagini le vedrai ingrandite):

Bisogno di rinnovamento

Ecco il mio articolo pubblicato sul numero di novembre del mensile “La Campania giovane” (clicca su “mio articolo” per scaricare o semplicemente vedere il pdf):

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Buona lettura!

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