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Amministrative, l’exploit di Mangoni, il candidato ideale

Parliamo di Luca Mangoni, candidato nella lista di Milly Moratti (cognata del sindaco uscente e moglie di Massimo Moratti, il presidente dell’Inter), che sostiene Giuliano Pisapia. Mangoni è sicuramente un personaggio eclettico: architetto, politico e collaboratore (per la parte scenografica e coreografica) del gruppo musicale italiano “Elio e le Storie Tese”. Durante vari concerti del gruppo di Elio si è presentato in stravaganti travestimenti, dei quali il più famoso è quello del “Supergiovane”, vestito da supereroe e spesso in sella ad una Vespa scoppiettante. Nella sua carriera di architetto il lavoro più conosciuto a pareri contrastanti è la “Mangoni Tower”, un palazzo residenziale in via Nervesa a Milano. In qualità di architetto, Mangoni è considerato uno specialista in tema di urbanizzazione e nella gestione di tutti i “servizi” sotterranei.

Nel 2010 appare nella lista del candidato presidente della Regione Lombardia per la Federazione della Sinistra e sarebbe stato eletto automaticamente se avesse vinto il candidato presidente Vittorio Agnoletto.

Alle amministrative, il “supergiovane”, che si è prasentato come il “Candidato ideale”, ha fatto registrare un vero è proprio exploit, raggiungendo quota 1.068 preferenze. Un risultato sorprendente che ridimensiona ulteriormente il già deludente numero di voti raccolto da vari candidati del centrodestra. Ad esempio Roberto Lassini, l’autore degli infelici manifesti “Via le BR dalle procure” ha ottenuto duecento voti in meno, mentre Giovanni Terzi, anch’egli architetto ed assessore alle Attività produttive, Politiche del Lavoro e dell’Occupazione dell’amministrazione Moratti, ha addirittura ottenuto trecento preferenze in meno.

Per quanto riguarda poi la sfida tutta musicale con la candidata Ornella Vanoni, che sosteneva Letizia Moratti, non vi è proprio stata sfida. La cantante milanese non è infatti riuscita ad andare oltre le 36 preferenze, un risultato sorprendentemente scarso vista la notorietà del personaggio.

Durante questa campagna elettorale Mangoni ha realizzato un video musicale, a suo modo geniale, per far conoscere le sue idee sulla città. Anche in questo caso all’insegna della stravaganza, ha realizzato una parodia del celebre discorso di Berlusconi del 1994 della “discesa in campo”. Di seguito un raffronto tra i due discorsi.

LA “DISCESA IN CAMPO” DI BERLUSCONI

LA “DISCESA IN CAMPO” DEL CANDIDATO IDEALE

(Articolo pubblicato su “Caffè News”, lo potete vedere cliccando qui)

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Analisi sulle Amministrative, impressionante la breccia di Pisapia

Milano, la città emblema di queste consultazioni elettorali, che – per il fatto di essere state trasformate dal Cavaliere in un ennesimo e desolante referendum sulla sua persona – hanno assunto un forte significato politico a livello nazionale.

Ilvo Diamanti aveva spiegato, qualche giorno prima del voto su Repubblica, il valore simbolico di una ri-conquista di Milano in questi termini:

Non perché le altre piazze non siano importanti. Torino, Napoli, Trieste, Cagliari, Bologna, solo per citarne alcune: sono città di primo piano. Però Milano ha un valore simbolico diverso, superiore alle altre. Lì è “scoppiata” la rivoluzione che ha affondato la Prima Repubblica e avviato la Seconda. Della Seconda Repubblica Milano è, ancora oggi, la “capitale” reale. Il riassunto dei grandi “cambiamenti” economici, sociali, politici, territoriali degli ultimi vent’anni. A Milano, nel 1992, sono partite le inchieste della magistratura su Tangentopoli. D’altronde, Milano era la città di Craxi, il leader della Prima Repubblica nella fase del declino. Ha pagato per tutti: la sua caduta ha identificato la caduta dell’intero ceto politico tradizionale. Milano è la città dei magistrati, gli attori protagonisti del crollo della Prima Repubblica. La città dove echeggia, ancora, l’appello pronunciato nel 2001 dal procuratore generale Francesco Saverio Borrelli: “Resistere, resistere, resistere!”. Come ripete, da qualche tempo, in modo ossessivo, anche Mister B: “Resistere!”. Ai magistrati. (…) Milano è la città dove si è affermato Silvio Berlusconi. Prima, come imprenditore dei media e delle costruzioni. Poi come leader politico. Mister B è l’inventore del format che ha ispirato la Seconda Repubblica. Imitato da tutti e inimitabile. Mister B: ha imposto in Italia la “politica come marketing”, che mixa personalizzazione e mediatizzazione.

La scelta di Berlusconi di imporre una radicalizzazione del dibattito politico – come del resto ha sempre fatto ad ogni tornata elettorale – a colpi di magistrati brigatisti e di avversari sporchi, ladri e estremisti, si è rivelata un boomerang. Basti pensare che Lassini, l’autore dei manifesti “Fuori le br dalle procure”, ha preso appena 872 voti. E’ innegabile che lo stesso Premier ha incassato, in prima persona, dei risultati, nella qualità di capolista, che sono tutt’altro che soddisfacenti. Sabato 7 maggio, intervenendo a Milano alla manifestazione del Pdl per la Moratti, aveva infatti dichiarato (vedi video QUI) di avere come obiettivo minimo le 53mila preferenze raccolte alle comunali del 2006: “Se alle prossime elezioni prendo meno di 53mila preferenze tutta la sinistra mi fa il funerale. Funerali in tutte le piazze“. Ebbene, ne ha prese 27.972, poco più della metà.

Ma la crisi è anche della Lega, che nella città della Madonnina perde circa un terzo dei voti che aveva raccolto solo un anno fa alle regionali, passando dal 15 al 9-10%. Bossi – perpetrando l’ormai logoro giochino di presentarsi un po’ con il Pdl, un po’ da sola e di rimproverare al governo di cui fa parte, tutto quello che ritiene sbaglia.to, come se fosse una forza di opposizione – confidava di crescere ancora nei consensi andando a pescare tra gli scontenti del PDL. Questa tattica però stavolta non ha funzionato (video del commento degli esponenti del Carroccio). C’è stato così un crollo delle “truppe verdi” un po’ ovunque: a Varese il candidato leghista non ce la fa al primo turno; a Gallarate non va nemmeno al ballottaggio, la sfida al secondo turno sarà tra i candidati di PDL e PD; a Novara, feudo di Cota, la Lega dovrà andare al ballottaggio e l’effetto Cota non si sente nemmeno a Torino (o forse si potrebbe dire che si sente eccome, ma in senso negativo?).

La “breccia di Pisapia” apre dunque una falla politica di livello nazionale nel centrodestra, cui potrebbero seguire alluvioni di vario genere.

Al neonato Terzo Polo comunque non va tanto meglio, tant’è che si ritrova ad essere in molte realtà il “quarto polo”. Questo per via dell’avanzata dei grillini, che per la verità in alcune città hanno raggiunto numeri davvero rilevanti – come l’11% di Rimini – e in altre sono risultati inesistenti. Uno dei pochi risultati importanti ottenuti dall0alleanza targata Casini-Fini-Rutelli è stato infatti Siena con un buon 16%, per il resto un gran numero di figuracce. La batosta più sonora probabilmente l’ha avuta FLI, che tende ad attestarsi intorno al 2% sul territorio nazionale e che a Latina forse ha subito il più grande smacco. Qui c’era stato l’esperimento “fasciocomunista” sostenuto dallo scrittore Pennacchi che si è fermato addirittura all’1%, raccogliendo poche centinaia di voti. L’IDV invece è in calo, può vantare solo lo straordinario risultato di De Magistris a Napoli, ma in generale pare subire un’erosione del suo elettorato da parte proprio di SEL e del Movimento di Grillo. Mario Morcone peraltro è un uomo che non viene da alcuna esperienza politica, ma è stato comunque visto come un “continuatore di quella linea politica”. Sin da subito il prefetto ha reagito ai primi risultati che lo vedevano in dietro con grande garbo e signorilità, non ha esitato a dichiarare: “Non trovo nulla di drammatico, è la democrazia. Per me, dall’inizio di questa campagna elettorale, il valore dell’unità del centrosinistra è sempre stato il valore” (qui il video del commento).

(Articolo pubblicato su “Caffè News”, lo potete vedere cliccando qui)

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