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Campania, più tasse e meno servizi

La scure dei tagli orizzontali e la questione dell’irpef

Già la “prima manovra dell’estate” aveva ridotto i trasferimenti alla nostra regione di circa 380 milioni, ai quale bisogna sommare i tagli della “finanziaria di Ferragosto”, approvata con un testo che è stato stravolto più e più volte e che è lontano da divenire definitivo. Si stima comunque che, stando alla prima formulazione della manovra, il costo per la Campania potrebbe essere di circa 200 milioni annui. Altrettanti potrebbero venir meno ai Comuni e un centinaio alla Provincia, per il solo 2012, con bis previsto per il 2013, mentre il 2014 dovrebbe segnare un dimezzamento del salasso. Del resto lo ammette candidamente lo stesso Stefano Caldoro: «Ci saranno maggiori tariffe e meno servizi in settori fondamentali come i trasporti, la sanità, l’assistenza, la scuola e la formazione. Di fatto si colpirà anche il mondo del lavoro».

A destare preoccupazione è il fatto che la Campania non ha più margini di manovra per prelievi autonomi di natura fiscale. Irap e Irpef sono già ai massimi consentiti, si può pensare solo ad un aumento del bollo auto. A Napoli ad esempio l’addizionale comunale irpef, che è già allo 0,50%, per coprire i tagli dovrebbe raggiungere quota 1,72% – questa però per legge può salire al massimo allo 0,80%! Peraltro per il 2012 è previsto un colpo di forbici per abitante per Napoli che è il doppio di quello di Milano.

Intanto alla sede del Monte dei Pegni del Banco di Napoli alle 8 del mattino inizia la ressa, a qualche ora dall’apertura degli uffici la folla aumenta, invade il marciapiedi, diventa un serpentone. E’ una folla silenziosa che impegna i suoi piccoli tesori per sbarcare il lunario, il segno di una crisi che ha superato il limite.

(Articolo pubblicato sul numero di settembre de “La Camapania giovane”)

Cliccando qui potete scaricare o semplicemente vedere il pdf del numero completo di settembre de “La Campania giovane” nella versione cartacea

Di seguito l’immagine dell’articolo nella versione cartacea:

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Decreto-rifiuti: stop della Lega, quella dell’emergenza rifiuti a Milano

“Emergenza rifiuti”, una esclamazione che ormai – a forza di sentirla pronunciare – genera angoscia e sconforto in chi l’ascolta. Parole alle quali viene associata, nella vulgata comune, l’immagine di una sola città, Napoli. Tutti, volenti o nolenti, vedono il racconto quotidiano del dramma partenopeo: cassonetti capovolti con i rifiuti che invadono le strade e bloccano la circolazione, roghi appiccati in ogni dove che diffondono diossina nell’ambiente circostante. Il termine “rifiuti” è stato significativamente sostituito dall’espressione “monnezza”, come per mettere plasticamente in evidenza che “è dei napoletani”.

Tuttavia questa è solo una parte della faccenda. Ma, si sa, l’Italia è un Paese che non ha memoria e il dibattito pubblico odierno ce ne da l’ennesima conferma.

Era il 1995, ad essere sommersa dalla spazzatura era – indovinate un po’ – Milano. Allora amministrata nientemeno che da una giunta monocolore (verde) leghista, sindaco era tal Marco Formentini. Il presidente della regione, già a quei tempi, era Roberto Formigoni. Allora iniziava la sua quasi monarchia: ora è al quarto mandato consecutivo, che scadrà nel 2015, insomma un “ventennio” da governatore. La discarica sotto tiro era quella di Cerro Maggiore – la più grande d’Europa – tra i comuni di Milano e Varese. I manifestanti all’epoca proponevano di “portare i rifiuti ad Arcore per ricordare che Paolo Berlusconi è il vero proprietario di questo impianto”. C’erano “ventimila tonnellate di sacchi neri ammassati nelle strade”, scrive Rodolfo Sala, “la metà dei quali nel piazzale attiguo alla sede della municipalizzata dei rifiuti, proprio davanti all’ospedale San Raffaele”.

Quelle ventimila tonnellate credete forse che furono scaricate sul “sacro pratone” di Pontida? A prendersele fu l’Emilia Romagna, in quegli anni guidata da un certo Pier Luigi Bersani. Non un omonimo, si tratta proprio dell’attuale segretario del PD. Il quale ha infatti sbottato: «Bossi dovrebbe ricordare che era un suo sindaco quello che ricoprì Milano di rifiuti e fui io a portarli via…»

Le agenzie di stampa raccoglievano dichiarazioni come questa:

Il sindaco di Milano, Marco Formentini, in una lettera ringrazia il presidente della Regione Emilia Romagna, Pierluigi Bersani, per la ”straordinaria dimostrazione di solidarietà” e ribadisce l’impegno dell’amministrazione meneghina ”per superare l’intollerabile situazione attuale che vede fluire il nostro carico inquinante, tramite il Po, verso l’Adriatico”. La giunta di Milano, scrive Formentini, ha avviato la realizzazione delle opere di adduzione che consentiranno, ”entro la primavera”, di cominciare a costruire un primo depuratore (capacita’ di quattro metri cubi al secondo, sui nove metri cubi al secondo di reflui della zona meridionale della città).

L’emergenza rifiuti di Milano fu risolta anche e soprattutto grazie all’aiuto delle altre Regioni, oggi però gli uomini della Lega fanno orecchie da mercanti, parlano di “decreto truffa”.

Il senatur ha affermato «Io e Calderoli abbiamo capito il gioco». Ha quindi continuato:

«Sono contrario all’operazione che stavano facendo in consiglio dei ministri. Eravamo io e Calderoli. A un certo punto arriva un decreto, lo leggiamo e vediamo che è un imbroglio. C’è una sentenza del tar del Lazio che prevede che non si possano spostare i rifiuti da una regione all’altra, ma che bisogna trattare con le singole regioni. Se li fanno passare come rifiuti speciali potevi portarli dove volevi. Capito il gioco? noi ce ne siamo accorti e non votiamo questo imbroglio qui. Non passa. Berlusconi è troppo buono, dice che si occupa lui dei problemi. Ma no, nomina commissario il sindaco di napoli. Così non scappa e vediamo se risolve i problemi».

Un Calderoli forse galvanizzato da una abbeverata alle foci del Po’, con un adagio celoduristico, ha pacatamente ammonito: «Faremo volare le sedie!»

Intanto che il governo “tira a campare”, però, il tempo passa e la richiesta di Napolitano al governo di un «impegno duro e non di breve durata» resta inascoltata.

Il governatore campano pertanto “ha provato a spiegare” al Premier che senza decreto le province non possono svuotare gli Stir (gli ex impianti Cdr), premessa indispensabile per consentire un ritorno alla normalità. Per Stefano Caldoro: «La Regione ha fatto tutta la sua parte, avendo poteri minimi e residuali. Da oggi, finché non ci saranno risposte forti da parte del governo e degli enti locali della Campania, abbandoniamo i tavoli istituzionali e nazionali presso il governo e la prefettura».

Inoltre stavolta, a quanto pare, tutto il PDL, messi da parte gli odi e le rivalità tra cosentiniani e anticosentiniani, è sul piede di guerra: «I parlamentari campani del PDL sono 53 e sono tutti pronti a schierarsi contro la Lega. Al Senato e alla Camera non passerà più nulla che interessa a Bossi”».

Vedremo quale epilogo avrà questa vicenda, una cosa però è certa: questo tipo di polemiche proprio nell’anno del 150° anniversario dell’unità del nostro Paese non possono che mortificare chi, nonostante tutto, continua ad amare il suo Paese. L’Italia, checché ne dicano Bossi e Calderoli, è ancora una Repubblica unica ed indivisibile. Il dovere della solidarietà nazionale non può e non deve venire meno per i ricatti e per gli egoismi di una parte.

(Articolo pubblicato su “Caffè News”, lo potete vedere cliccando qui)

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