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L’insostenibile peso dei risultati elettorali

Ma davvero non ci sono vincitori?

Il 31 maggio 2011 è iniziato il dopo-voto, il “terzo turno” di una lunga stagione elettorale. Questo per due principali ordini di motivi:

  1. l’Italia – soprattutto da quando Berlusconi è “sceso in campo”, ormai nel lontano 1994 – è in uno stato di perenne campagna elettorale, il cantiere della propaganda non chiude mai;
  2. è il tempo delle analisi, dei commenti al voto e nessuno ci sta – come sempre del resto – ad essere additato come lo sconfitto e a riconoscere la vittoria di qualcun altro.

Ora tutti stanno a scrutare le “reazioni”, le conseguenze di queste elezioni amministrative. Tutti a domandarsi: ma è la fine di Berlusconi? E’ partito il “post-berlusconismo” oppure è solo una parentesi, un passaggio a vuoto? Insomma quante volte lo si è dato per morto (politicamente parlando) in passato e poi puntualmente lo abbiamo visto “risorgere”? Caustico il commento di Mino Fuccillo: «Nelle tv si discute se abbia “esaurito la sua forza propulsiva”, se sia o no “fritto”, se il ventennio sia all’inizio della sua fine. Si registrano episodi di scoramento comico-paradossali: il sito di Libero stampa un masticato e velenoso “E ora godetevi il comunismo”, Radio Padania manda in onda “Bandiera Rossa”. Non sembrano capire di esser stati sconfitti non dai comunisti ma soprattutto da se stessi». Le solite domande dunque, ancora quelle. E non potrebbe essere altrimenti, intendiamoci. Noi però – oltre a provare a rispondere a tali quesiti – cercheremo di mettere ordine e di trarre dei “dati politici”.

CDX Soffre di una crisi di consenso per molti versi nuova. In passato, infatti, PDL e lega disponevano di un bacino elettorale comune. Edmondo Berselli non a caso aveva coniato una suggestiva parola per definirlo, il “forzaleghismo”. Quando Forza Italia perdeva consensi li acquistava la Lega, e viceversa. Questo oggi non è accaduto. Entrambi i partiti hanno perso (ora c’è il PDL al posto di FI), “quel bacino è esondato”. Ilvo Diamanti su Repubblica parla a questo proposito di “specchio infranto” per via di una sempre più forte “strategia della sineddoche”. Sineddoche, avete capito bene: è una figura retorica tramite la quale si usa una parola per identificare la parte per il tutto o viceversa. Esattamente quello che fa da sempre Berlusconi, trasformare ogni elezione in un referendum su se stesso. Tutto ridotto a lui, alla “sua” guerra con i Magistrati e i Comunisti. Ma a questo giro il referendum l’ha perso, la strategia della sineddoche lo ha travolto. Milano – punto di partenza e feudo dell’avventura berlusconiana assurto a teatro simbolico della battaglia – è l’emblema di un’Italia che è cambiata. Che tira un altro vento. La lega è stata stritolata dal sondaggione sul Cavaliere, del resto stando al governo è difficile fare anche l’opposizione. Il giochino di presentarsi un po’ con il PDL, un po’ da sola e di rimproverare al governo di cui fa parte, tutto quello che ritiene sbagliato, risulta ormai logoro e poco credibile. Il mito della Lega ultima erede dei partiti di massa, unica forza politica a ricordare il PC in quanto a radicamento territoriale sta forse svanendo? Intanto cresce l’insofferenza verso Tremonti, criticato ed esortato dai “suoi” ad “aprire i cordoni della spesa”. I leghisti sgomitano per lo spostamento dei Ministeri al Nord, è l’ultimo ritrovato della loro propaganda per provare a differenziarsi da Berlusconi e sa molto di populismo. Fermenti si registrano anche in casa PDL. Manovre sospette inducono a pensare ad una forma di smarcamento nei confronti di Berlusconi. Alemanno pare stia lavorando per creare dei gruppi autonomi nei quali possano confluire dei finiani delusi come Urso e Ronchi. Il gruppo “Liberamente” chiede gli stati generali del PDL e – come ha fatto Ferrara nella stralunata “riunione dei servi liberi” – le primarie per la successione. La Polverini ha già messo in atto un mezzo tentativo di mettersi in proprio, ha creato liste autonome e addirittura in alcuni Comuni le ha schierate contro il PDL. Inoltre altri hanno presentato in molte amministrazioni il proprio simbolo (è il caso dei Popolari Liberali di Giovanardi, del Nuovo Psi e di Scopelliti). Berlusconi ha dato una timida risposta nominando Alfano “segretario politico” del partito. Ma cosa cambia? Gianfranco Pasquino ha fatto acutamente notare: «La stessa procedura con la quale è stato designato, da Berlusconi, e approvato all’unanimità da un organismo composto da trenta persone, suggerisce che il partito detto Popolo della libertà non ha neppure cominciato ad affrontare i suoi problemi. Nello Statuto del PDL, il ruolo che viene affidato ad Angelino Alfano neppure esiste».

TERZO (O QUARTO) POLO Qui per la verità non è che tiri un’aria migliore. Il neonato Terzo Polo si ritrova infatti ad essere in molte realtà il “quarto polo”. Questo soprattutto per la prestazione del Movimento 5 stelle, che però ha ottenuto risultati molto diversificati città per città. Il risultato più deludente forse l’ha avuto FLI, che tende ad attestarsi intorno al 2% sul territorio nazionale.

CSX – Questa consultazione ha dimostrato che dispone di grandi risorse umane, che ha ancora leader locali credibili ed esperti. Il PD ha ottenuto risultati che alla vigilia erano impensabili, ne esce rinforzato. Conferma il trend di crescita SEL, che piazza Pisapia e Zedda come sindaci di Milano e Cagliari. L’IDV invece è in calo, può vantare solo lo straordinario risultato di De Magistris a Napoli, ma in generale pare subire un’erosione del suo elettorato da parte proprio di SEL e del Movimento di Grillo.

VINCITORI E VINTI – Sugli sconfitti concordano tutti. Sono Berlusconi, il Pdl, la Lega. Mentre sui vincitori le interpretazioni appaiono meno convergenti. Per molti come Luca Ricolfi «in queste elezioni non ha vinto né la destra né la sinistra, né i moderati né gli estremisti» perché la Sinistra non ha preso voti dagli avversari e la Destra ha visto assenti all’appello voti suoi. Dicono: «Non vedete che tutti hanno preso meno voti assoluti?». Ma certe disamine meta-filosofiche non si accorgono che mettono in discussione la scoperta dell’acqua calda. Ossia che le elezioni – specie in un Paese storicamente con scarsa mobilità elettorale come l’Italia – si vincono o si perdono non conquistando i voti degli “altri” ma facendo o no il pieno dei voti “propri”, da sempre. I vincitori – può non piacere -, ma, come gli sconfitti, ci sono ad ogni elezione.

(Articolo pubblicato sul numero di luglio de “La Campania giovane”)

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Caso Scazzi, dove finisce il diritto di cronaca?

Da quel tragico 26 agosto l’informazione ha concentrato, con il trascorrere di giorni, settimane, mesi, in modo pressoché esponenziale la sua attenzione sul caso Scazzi. Ebbene, quella “scatola magica” chiamata tv ha da allora trasmesso in modo quasi ininterrotto, a reti unificate in determinate fasce orarie e in tutte le varianti di programmi che il palinsesto possa ospitare, ricostruzioni su ricostruzioni dal gusto quantomeno discutibile dell’assassinio di Sarah, facendo registrare – passatemi l’espressione – un nuovo record nella sfrenata “corsa al reality” dei nostri tempi.

Reality, che come ha avuto modo di scrivere Ilvo Diamanti su “La Repubblica”, è stato

recitato da attori involontari, che avrebbero rinunciato volentieri alla parte e, soprattutto, al soggetto. Ma proprio per questo più gradito al pubblico. Alla ricerca costante di emozioni forti. Di tragedie consumate in ambito familiare, amicale, locale. In Italia più che altrove. Perché da noi la criminalità costituisce un genere televisivo di successo, che occupa uno spazio specifico e ampio – anzitutto nei notiziari.

E questa, come confermato dai dati dell’Osservatorio Europeo sulla Sicurezza, è più di un’impressione: infatti il tg1 ha dedicato ai fatti criminali uno spazio maggiore rispetto a quello riservato allo stesso tipo di notizie dagli altri principali notiziari pubblici europei, nonostante il tasso di crimini in Italia non sia superiore a quello degli altri Paesi europei considerati, ma, semmai, un po’ più basso.

Il punto nodale che ci può aiutare a sbrogliare la matassa è però un altro: la vera differenza tra l’Italia e gli atri Stati europei sta nel “modo di fare informazione”.

Plastico AvetranaDa Noi quotidianamente si assiste all’inscenazione di docu-fiction – una moderna variante dei classici processi mediatici all’italiana? – accompagnate dai commenti in studio di “una tribù di specialisti, opinionisti (in fondo ognuno ha la sua opinione) e gente comune (difficile, perlopiù, scorgerne le differenze).” Si realizza una vera e propria “tracimazione” dai telegiornali ai c.d. programmi di infotainment. Regina di queste trasmissioni è “Porta a Porta”: anche questa volta non è mancato l’ormai consueto “plastico”, del resto quella di Bruno Vespa sembrerebbe una vera e propria passione.

Cartello realizzato dalla pagina FB "Questo è il tg1"In definitiva, di fronte ai nostri occhi di telespettatori si sta consumando una turpe e depravata “spettacolarizzazione del dolore” che si è dipanata in una morbosa ricerca del dettaglio, del particolare truce e macabro. A tal proposito non può che essere stigmatizzato il comportamento tenuto dal tg1. Augusto Minzolini, in editoriali che hanno destato non poche polemiche, si era più volte scagliato contro tutto ciò che definiva “strumentalizazioni”, “processi mediatici”, “gossip”, “frullatore delle intercettazioni”, “gogna giudiziaria”, “meccanismo perverso”. Il tg1 insomma, per bocca del suo direttore, si definiva contrario a quei servizi che, a suo parere, vengono costruiti con voci provenienti da inchieste giudiziarie e con “mozziconi di intercettazioni”. Qualche giorno fa però, come folgorato sulla via di Damasco, ha trasmesso gli audio delle intercettazioni dei Miserri – contenuti questi che, fatti ascoltare anche e prima dal giornale radio della Rai, sono ovviamente ancora coperti da segreto istruttorio.

Dinanzi al propagarsi di un “ingorgo mediatico” di queste dimensioni taluni hanno avuto da commentare: ma davvero si è semplicemente esercitato il tanto invocato diritto di cronaca oppure c’è – sarebbe forse meglio dire dovrebbe esistere? – un limite oltre il quale questo non può spingersi? (segnalo dei video attinenti che sono motivo di riflessione: un servizio di Enrico Lucci de “Le Iene” e la performance tenuta a “Che tempo che fa” da Luciana Litizzetto)

Noam ChomskyOppure ancora sono state poste domande che prendono le mosse da una lontana riflessione di  Noam Chomsky, il quale metteva in guardia dalle degenerazioni che può comportare il sistema informativo affermando:

Sfruttare l’emozione è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un’analisi razionale e, infine, il senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del registro emotivo permette di aprire la porta d’accesso all’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o indurre comportamenti.

Ci si è chiesti: ma ammettendo la liceità dell’uso di tali modalità comunicative non si corre il rischio di considerare normale e quindi non deprecabile la martorizzazione di un individuo – il più innocente, quello con la storia più sensazionale, capace di suscitare il maggiore interesse nello spettatore – per la mera circostanza che così facendo aumenta l’audience?

Ora però mettiamo da parte le vicende nostrane e vediamo cosa accade altrove. All’estero, ai più sembrerà strano o addirittura arcano, l’informazione televisiva “tratta questi temi in modo puntuale e contestuale”, facendoli divenire “l’occasione per affrontare problemi sociali più ampi”, come “l’integrazione degli stranieri, la violenza nelle scuole, l’intolleranza interreligiosa.”

Qui, con un approccio diametralmente opposto,

il “fatto criminale” sui media non è guardato come “esemplare” rispetto ai problemi della società e delle istituzioni. Ma come “caso in sé”. “Singolare”. Il che ci fa sentire coinvolti eppure distaccati. Noi: detective, magistrati, giurati. E, in fondo, vittime e assassini. Ciò spiega lo spazio dedicato in tivù alle grandi tragedie quotidiane e ai delitti di ogni giorno. Ma anche il successo di pubblico che ottengono. Perché generano angoscia ma, al tempo stesso, rassicurano. Ci sfiorano: ma toccano gli “altri”. È come sporgersi sull’orlo del precipizio e ritrarsi all’ultimo momento. Per reazione. Si prova senso di vertigine. Angoscia. Ma anche sollievo. E un sottile piacere. (Ilvo Diamanti)

Come rimarcato sempre da Ilvo Diamanti, è dunque

inutile stupirsi se l’enfasi intorno al caso di Sarah Scazzi, dopo l’incidente di “Chi l’ha visto?”, non si è affievolita. Per questo non abbiamo dubbi. Lo spettacolo del dolore e di “La vita in diretta”, che va in onda ogni “Pomeriggio sul 2″, ma anche “sul 5”. Si ripeterà all’infinito. Inutile allestire processi. Verrebbero celebrati a “Forum”. E se i delitti e crimini che affollano i media scomparissero all’improvviso, allora interverrebbe “Chi l’ha visto?”.

(Articolo pubblicato su “Caffè News”, lo potete vedere cliccando qui)

 

Questo articolo è stato segnalato da http://www.traccialibera.it, lo potete vedere cliccando qui

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