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Analisi sulle Amministrative, impressionante la breccia di Pisapia

Milano, la città emblema di queste consultazioni elettorali, che – per il fatto di essere state trasformate dal Cavaliere in un ennesimo e desolante referendum sulla sua persona – hanno assunto un forte significato politico a livello nazionale.

Ilvo Diamanti aveva spiegato, qualche giorno prima del voto su Repubblica, il valore simbolico di una ri-conquista di Milano in questi termini:

Non perché le altre piazze non siano importanti. Torino, Napoli, Trieste, Cagliari, Bologna, solo per citarne alcune: sono città di primo piano. Però Milano ha un valore simbolico diverso, superiore alle altre. Lì è “scoppiata” la rivoluzione che ha affondato la Prima Repubblica e avviato la Seconda. Della Seconda Repubblica Milano è, ancora oggi, la “capitale” reale. Il riassunto dei grandi “cambiamenti” economici, sociali, politici, territoriali degli ultimi vent’anni. A Milano, nel 1992, sono partite le inchieste della magistratura su Tangentopoli. D’altronde, Milano era la città di Craxi, il leader della Prima Repubblica nella fase del declino. Ha pagato per tutti: la sua caduta ha identificato la caduta dell’intero ceto politico tradizionale. Milano è la città dei magistrati, gli attori protagonisti del crollo della Prima Repubblica. La città dove echeggia, ancora, l’appello pronunciato nel 2001 dal procuratore generale Francesco Saverio Borrelli: “Resistere, resistere, resistere!”. Come ripete, da qualche tempo, in modo ossessivo, anche Mister B: “Resistere!”. Ai magistrati. (…) Milano è la città dove si è affermato Silvio Berlusconi. Prima, come imprenditore dei media e delle costruzioni. Poi come leader politico. Mister B è l’inventore del format che ha ispirato la Seconda Repubblica. Imitato da tutti e inimitabile. Mister B: ha imposto in Italia la “politica come marketing”, che mixa personalizzazione e mediatizzazione.

La scelta di Berlusconi di imporre una radicalizzazione del dibattito politico – come del resto ha sempre fatto ad ogni tornata elettorale – a colpi di magistrati brigatisti e di avversari sporchi, ladri e estremisti, si è rivelata un boomerang. Basti pensare che Lassini, l’autore dei manifesti “Fuori le br dalle procure”, ha preso appena 872 voti. E’ innegabile che lo stesso Premier ha incassato, in prima persona, dei risultati, nella qualità di capolista, che sono tutt’altro che soddisfacenti. Sabato 7 maggio, intervenendo a Milano alla manifestazione del Pdl per la Moratti, aveva infatti dichiarato (vedi video QUI) di avere come obiettivo minimo le 53mila preferenze raccolte alle comunali del 2006: “Se alle prossime elezioni prendo meno di 53mila preferenze tutta la sinistra mi fa il funerale. Funerali in tutte le piazze“. Ebbene, ne ha prese 27.972, poco più della metà.

Ma la crisi è anche della Lega, che nella città della Madonnina perde circa un terzo dei voti che aveva raccolto solo un anno fa alle regionali, passando dal 15 al 9-10%. Bossi – perpetrando l’ormai logoro giochino di presentarsi un po’ con il Pdl, un po’ da sola e di rimproverare al governo di cui fa parte, tutto quello che ritiene sbaglia.to, come se fosse una forza di opposizione – confidava di crescere ancora nei consensi andando a pescare tra gli scontenti del PDL. Questa tattica però stavolta non ha funzionato (video del commento degli esponenti del Carroccio). C’è stato così un crollo delle “truppe verdi” un po’ ovunque: a Varese il candidato leghista non ce la fa al primo turno; a Gallarate non va nemmeno al ballottaggio, la sfida al secondo turno sarà tra i candidati di PDL e PD; a Novara, feudo di Cota, la Lega dovrà andare al ballottaggio e l’effetto Cota non si sente nemmeno a Torino (o forse si potrebbe dire che si sente eccome, ma in senso negativo?).

La “breccia di Pisapia” apre dunque una falla politica di livello nazionale nel centrodestra, cui potrebbero seguire alluvioni di vario genere.

Al neonato Terzo Polo comunque non va tanto meglio, tant’è che si ritrova ad essere in molte realtà il “quarto polo”. Questo per via dell’avanzata dei grillini, che per la verità in alcune città hanno raggiunto numeri davvero rilevanti – come l’11% di Rimini – e in altre sono risultati inesistenti. Uno dei pochi risultati importanti ottenuti dall0alleanza targata Casini-Fini-Rutelli è stato infatti Siena con un buon 16%, per il resto un gran numero di figuracce. La batosta più sonora probabilmente l’ha avuta FLI, che tende ad attestarsi intorno al 2% sul territorio nazionale e che a Latina forse ha subito il più grande smacco. Qui c’era stato l’esperimento “fasciocomunista” sostenuto dallo scrittore Pennacchi che si è fermato addirittura all’1%, raccogliendo poche centinaia di voti. L’IDV invece è in calo, può vantare solo lo straordinario risultato di De Magistris a Napoli, ma in generale pare subire un’erosione del suo elettorato da parte proprio di SEL e del Movimento di Grillo. Mario Morcone peraltro è un uomo che non viene da alcuna esperienza politica, ma è stato comunque visto come un “continuatore di quella linea politica”. Sin da subito il prefetto ha reagito ai primi risultati che lo vedevano in dietro con grande garbo e signorilità, non ha esitato a dichiarare: “Non trovo nulla di drammatico, è la democrazia. Per me, dall’inizio di questa campagna elettorale, il valore dell’unità del centrosinistra è sempre stato il valore” (qui il video del commento).

(Articolo pubblicato su “Caffè News”, lo potete vedere cliccando qui)

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Continua la diaspora dei finiani

SE A PASSARE DA FLI AL PDL E’ ANCHE COLUI CHE HA APERTO A MIRABELLO …

Fu così che – per restare nella metafora biblica – il 19 febbraio Luca Bellotti, folgorato come San Paolo dallo Spirito Santo sulla via di Damasco, abiurò la sua fede e prese – anche lui – a “venerare il vitello d’oro”.

La parte saliente dell’accorato intervento di Bellotti al secondo giorno di lavori dell’Assemblea Costituente di Futuro e Libertà:

“Fini è la dimostrazione che non tutti gli italiani sono comprabili. Chi si fa comprare non è libero, è una merce: quando si viene pagati non si è più liberi. Io mi sento libero e coerente con la mia storia, con il mio credo. Chi ha tradito forse dovrebbe considerare la propria storia come la storia di chi, senza Fini, avrebbe fatto il ministro forse il qualche isola caraibica.”

(Milano, 12 febbraio 2011)

Vuoi vedere che abbiamo scoperto un nuovo valentissimo “eroe”, un altro neo paladino della “destra di cartone”?

Che dire, un pezzo di autentica comicità (involontaria).

IL GIORNO DOPO IL CASO BARBARESCHI

Il 20 febbraio Luca Barbareschi abbandona FLI ed entra nel gruppo misto della Camera dei deputati.

La parte più significativa dell’intervista:

“Cercheremo di radicarci sul territorio, ovviamente scegliendo persone degne di questo nome: non come quest’ultimi, Moffa, come si chiama … Sdilinquini, Silinquini (Maria Grazia Siliquini ndr) o la Polidori. Gente che cambia idea in un’ora per ragioni palesi, denunciate peraltro da tutti: da Casini, da chiunque … insomma è una cosa imbarazzante! Io non so come questa gente torni a casa la sera dopo quello che ha fatto!”

(12 dicembre 2010)

Insomma Barbareschi docet, ho l’impressione che abbiate capito la morale:

Chi pecora si fa lupo se lo magna!”

(Articolo pubblicato sul sito de “La Campania giovane”, lo potete vedere cliccando qui – al momento i video non sono funzionanti per dei problemi tecnici)

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