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La Campania e le quote rosa

Annullata la nomina di Amendolara per violazione del principio di “equilibrata presenza” di genere, Caldoro discute di un rimpasto e i “cosentiniani” lo attaccano.

Lo scorso novembre la Corte Costituzionale ha rigettato l’istanza della Regione Campania di sospendere la sentenza del Consiglio di Stato con la quale era stata annullata la nomina di Vito Amendolara ad assessore all’Agricoltura perché non sarebbe in linea con i principi della rappresentanza femminile. L’assessore, pertanto, non sarà reintegrato fintanto che la Consulta non deciderà nel merito della vicenda. La Corte ha affermato che l’annullamento della nomina «non determina alcuna interruzione o paralisi delle attività regionali e, dunque, non si ravvisa alcun concreto e attuale pregiudizio per le competenze regionali». In particolare, secondo la Consulta, «resta fermo il potere del Presidente della Giunta di modificare le deleghe attribuite agli assessori in carica», anche «trasferendo ad altro componente dell’esecutivo regionale o assumendo in prima persona le deleghe precedentemente conferite all’assessore la cui nomina è stata annullata». Infine chiarisce che «resta impregiudicato» il potere di Caldoro di nominare un nuovo assessore. Questo però è solo il più recente atto di una vicenda nata nella primavera del 2011, ma procediamo con ordine vedendo come si sono svolti i fatti e quali sono le ragioni della diatriba.

Una sola donna nella giunta regionale della Campania rappresenterebbe un’anomalia. Pertanto il Tar accoglie il ricorso presentato da Annarita Petrone ed annulla la nomina di Amendolara, subentrato a luglio al posto del dimissionario Sica, in attesa (dopo una richiesta di sospensiva) della pronuncia del Consiglio di Stato, a cui l’Ente di Santa Lucia aveva fatto appello. La tesi sostenuta dai giudici era che la Giunta regionale non ha rispettato il principio di “equilibrata presenza” di genere all’interno dell’esecutivo. Il tribunale amministrativo, conseguentemente, aveva deciso per l’annullamento della nomina perché si sarebbe trattata di un’occasione per riequilibrare la presenza femminile (oggi nel governo regionale c’è una sola donna, Caterina Miraglia, su 12 assessori; in Consiglio invece le donne sono 14 su 60 seggi). E dire che la questione delle quote rosa è già stata affrontata dalla Regione, che nel suo Statuto all’articolo 46 sancisce il – peraltro discutibile – principio di “equilibrata presenza” tra donne e uomini in Giunta. Il Tar, più specificamente, aveva ritenuto che annullare le nomine di tutto l’esecutivo sarebbe stato sproporzionato, rispetto all’interesse da tutelare, ed ha quindi optato per “liberare” un posto maschile da offrire invece a un assessore donna. Poi la palla è passata, come detto, al Consiglio di Stato, che ha confermato l’annullamento della nomina. La Regione Campania ha quindi sollevato un conflitto di attribuzione nei confronti del governo, chiedendo alla Corte Costituzionale di affermare che non spetta allo Stato, per il tramite di un organo giurisdizionale qual è il Consiglio di Stato, sindacare la legittimità di un atto regionale. Per Caldoro, dunque, la pronuncia del Consiglio di Stato sarebbe stata assunta in difetto assoluto di giurisdizione, dato che – ai sensi del comma 5 dell’articolo 122 della Costituzione – l’atto con cui il presidente della Giunta regionale nomina un assessore è di natura esclusivamente politica.

Ora si fanno sempre più insistenti le voci su un rimpasto nell’esecutivo ed arrivano strali di polemiche su Caldoro da quello che – almeno teoricamente – sarebbe per lui il “fuoco amico”. Risulterà arduo per l’ex ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma, nominato direttamente da Berlusconi commissario straordinario (in seguito alle dimissioni di Cosentino da coordinatore regionale del PDL), riuscire a trovare un punto di mediazione in un partito sempre più dilaniato da lotte intestine. Intanto a Cosentino piace questa designazione: «Mi congratulo per la nomina appena formalizzata dell’amico e collega Nitto Palma al quale esprimo i miei più sinceri auguri di buon lavoro». La bagarre però si è scatenata al primo incontro organizzato dal neo-commissario, al quale hanno partecipato i consiglieri regionali e provinciali, ma soprattutto i parlamentari del fronte anti-Caldoro: dal subcommissario Mario Landolfi ad Amedeo Laboccetta (che ambisce al ruolo di neo segretario cittadino), da Enzo Nespoli (gravato dalle ombre di un processo per il quale il Senato lo ha salvato dall’arresto) ad Enzo D’Anna (strenuo difensore di Cosentino nella sede della giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera), fino a Pina Castiello (ormai vicina a Nespoli, cosentiniana della prima ora). D’Anna ha detto di Caldoro: «È un despota, decide senza confrontarsi, i consiglieri regionali non contano». La Castiello: «Di Bassolino non condividevo nulla, ma almeno lui un’idea della Regione ce l’aveva». Perfino Laboccetta a Palma: «Caldoro neanche risponde, fai una prova, ti do il mio cellulare…». Poi, la filippica contro il suo presunto “idillio” con de Magistris: «Gli ha dato perfino la solidarietà quando è stato rinviato a giudizio». Un affronto, per i garantisti (in senso cosentiniano) del PDL. Da parte sua, Nitto Palma – sempre in quella prima riunione – ha detto alludendo al rimpasto: «È strano che in Campania ci sia una giunta regionale così tecnica, non si capisce perché non ci siano politici». Osservazione che ha colto di sorpresa l’unico assessore regionale presente, Sergio Vetrella, al punto da spingerlo alla precisazione. «Io, per fare l’assessore con Caldoro, mi sono dimesso da senatore, altro che tecnico…». Attendiamo gli sviluppi, per ora l’unico miracolo fatto dal PDL campano è stato quello di avere iscritto al partito persone a loro insaputa (la procura sta indagando e ha disposto il sequestro di 26 mila tessere), tra cui gente di sinistra, minorenni (e troppo giovani per prendere la tessera) e persino 15 morti!

(Articolo pubblicato sul numero di marzo de “La Campania giovane”)

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L’anno zero dei trasporti

BUCO DA 500 MILIONI DI EURO IN CAMPANIA

Mentre la nave affonda pensano a spartirsi il bottino?

Un buco da 500 mln di euro potrebbe inghiottire la Campania. Una bomba finanziaria che se dovesse esplodere rischierebbe di mandare tutto gambe all’aria. Avete letto bene. Non è uno scherzo della vostra fervida immaginazione. Non c’è pzzicotto che tenga, questo non è un brutto sogno: è la realtà, nuda e cruda. Ormai la falla è grossa al punto che non la nega più nessuno, nemmeno chi governa la nostra Regione. La conferma più forte di questo scenario arriva per bocca di Sergio Vetrella, assessore regionale ai trasporti: «Se non arriva liquidità e il Governo non risponde alle nostre richieste, le società del gruppo Eav non supereranno l’anno. Sono a rischio anche i contratti di servizio, in vigore fino al 31 dicembre». Si tratta di una cifra stratosferica che riguarda i conti dell’Eav, la holding dei trasporti di proprietà della Regione. E’ di tutta evidenza che le prime società di trasporto a soccombere sotto il fuoco di banche e fornitori potrebbero essere proprio quelle della holding, che ha circa 4.300 dipendenti. In nome del rigore si stanno dunque riducendo i servizi pubblici, a partire dai trasporti. E nel contempo si prevedono anche rincari tariffari.

Ora la parola ai numeri dei tagli, Cifre amare, che fanno capire ai cittadini di cosa si sta parlando. Per la Circumvesuviana – con un posticipo degli orari d’avvio del servizio e un posticipo di quelli di chiusura – si passerà dalle 440 corse dello scorso orario invernale alle 290 previste per quello prossimo; 27.717 convogli in meno per Cumana, 23.675 corse tagliate, per una riduzione del 40% del dato totale. Alla Circumflegrea tagliate 4.042 corse, il che equivale ad una diminuzione di 11 punti percentuali; 4 corse in meno al giorno per Metrocampania Nordest, oltre a chiusure la domenica e nei festivi. Una riduzione di servizi che è avvenuta già dal 12 settembre e che con la riapertura delle scuole ha determinato grossi disagi. E’ inoltre previsto il totale azzeramento del servizio per la linea ferroviaria che collega il Sannio a Napoli la domenica e nei giorni festivi. Decisione questa che ha fatto andare su tutte le furie Fausto Pepe, in sindaco di Benevento. Il quale, lamentandosi del non coinvolgimento dell’amministrazione comunale, ha dichiarato: «Quella della Valle Caudina è una linea strategica nello scenario regionale, senza la quale 4 province su 5 vengono nei fatti allontanate e isolate dal capoluogo di Regione. Quella in atto è una vera e propria spinta secessionista».

Di fronte a questa drammatica situazione ci sono state le unanimi critiche di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, un’unità sindacale che nel nostro Paese, di questi tempi, è sempre più rara da vedersi. Ma quello tra Vetrella e i sindacati resta un dialogo tra sordi: il primo mette sul tavolo l’oggettività dei numeri, o meglio la povertà del borsellino; i secondi gli rimproverano la totale assenza di qualsiasi programmazione. «Non so quante volte – dice Mario Salsano, segretario regionale della Filt Cgil – gli abbiamo chiesto di razionalizzare, integrare i servizi in modo da evitare doppioni». Fatto sta che, come dice sempre Salsano: «C’è Trenitalia, poi l’Eav, poi l’Anm a Napoli, più le ditte private. Ognuna fa la sua programmazione. E Vetrella, guardando al bilancio, ha suggerito a tutti di tagliare sui servizi a minor domanda. Così alcune realtà restano azzerate. E la Regione continua a non programmare. A meno che lo scopo non sia proprio questo, liberalizzare i servizi sul mercato con quei pochi soldi che ci sono».

Intanto però la maggioranza di centrodestra ha approvato, agli inizi d’agosto, un disegno di legge che accresce di due il numero degli assessori, portando la giunta da 12 a 14 componenti. Le proteste dell’opposizione hanno indotto la maggioranza a promettere che, quando la legge dovrà essere di nuovo approvata in seconda lettura (si tratta infatti di modificare lo Statuto regionale), bisognerà farla precedere da una legge che mantenga immutato il costo complessivo della giunta. Vedremo quali acrobazie contabili verranno escogitate per rispettare quest’impegno. Nel frattempo lo stesso Caldoro accarezza l’idea di aumentare anche il numero dei consiglieri regionali, portandoli dagli attuali 60 a 70. La giustificazione che da è di carattere demografico: la nostra regione, dice, conta quasi 6 milioni di abitanti. Evidentemente il Caldoro-pensiero corre alla Puglia che non raggiunge i 5 milioni di abitanti e tuttavia è governata da un Consiglio di 70 membri. Perché la Campania, si sarà detto, dovrebbe essere da meno? Quel che ci chiediamo noi invece è quali priorità abbia chi ci governa. Sapete com’è, la gente comune vorrebbe che costoro si lambiccassero il cervello per trovare una soluzione a questo e ad altri problemi. Non al fine di creare qualche nuovo posto per placare la sete di potere delle varie correnti e non far implodere questa traballante maggioranza.

(Articolo pubblicato sul numero di ottobre de “La Camapania giovane”)

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