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Attività della giunta Caldoro, congelati i lavori nelle Commissioni

Qualche bagliore di luce, ma restano ancora molte ombre

Proviamo a tracciare un quadro degli ultimi sviluppi dell’azione della giunta regionale campana. Già ad un primo sguardo sommario, a dir la verità, si prospetta una situazione che pare ancora alquanto impantanata. Ma facciamo uno sforzo per analizzare più da vicino quanto sta accadendo. A restare fermo al palo è stato questa volta un provvedimento firmato dal PD che prevedeva l’istituzione di un’Agenzia unica per lo sviluppo regionale, il quale, peraltro, aveva riscosso gradimento bipartisan anche al tentativo di riproporlo come emendamento alla Finanziaria. Si tratta in sostanza di un soggetto unico per gestire gli incentivi nei settori di artigianato, commercio e industria, favorire processi di internazionalizzazione e abbattere i costi per le procedure relative ai programmi di sviluppo economico. L’agenzia di sviluppo regionale della Campania riunirebbe tutte queste funzioni ma non solo. Nelle intenzioni dei consiglieri regionali del PD che l’hanno promossa, questa nuova realtà comporterà anche la soppressione dei consorzi Asi presenti sul territorio e l’acquisizione delle partecipazioni azionarie che la regione Campania detiene nelle società Talete, Campania Digitale, Isve, Cithef, Tess Costa del Vesuvio e Invitalia. Ma, come detto, tutto bloccato. Questo per via del mancato accordo sui vertici degli organismi consiliari rimasti senza guida da quando hanno lasciato il Parlamentino campano Pietro Diodato (ex Attività produttive) e Pasquale De Lucia (ex Agricoltura). E’ stata del resto la stessa maggioranza, a partire dal consigliere dell’UDC Pietro Foglia, a chiedere di rinviare l’esame della proposta fino alla nomina del presidente della Commissione, ritenendo che fino ad allora questa possa svolgere solo l’ordinaria amministrazione. Ha così sbottato Antonio Marciano: “E’ l’ennesima dimostrazione che al di là dei proclami di questi giorni sul rilancio delle attività produttive campane, la macchina regionale è ancora ferma. Il centrodestra abbia il coraggio di dire la verità ai campani: l’unico vero assillo di chi ci governa è sistemare gli equilibri di potere interni alla maggioranza. Un giorno, forse, verranno affrontati i problemi dei cittadini.” Ma sono anche altre le questioni da approfondire. E’ accaduto, infatti, che Caldoro ha atteso ben dodici mesi per dare il via libera ai progetti già programmati dalla precedente amministrazione quando in realtà vi erano tutte le possibilità di partire sin da subito. Ma così non è stato perché si è deciso di aspettare per legare la partenza dei grandi progetti al rientro nei limiti del patto di stabilità, come se non si trattasse di due questioni completamente distinte. In tal modo tra l’altro si sta correndo il rischio di perdere miliardi di euro di fondi europei per via del tempo perduto. Da segnalare, inoltre, il fatto che, almeno per ora, non esiste nessun elenco ufficiale che indichi gli importi totali delle opere da realizzare. Non vi sono neppure indicazioni sulla quota del Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale) impegnata, né tantomeno vi è uno straccio di relazione descrittiva dei progetti da realizzare. L’allegato numero 1 alla delibera licenziata dall’esecutivo è infatti una pagina vuota: l’elenco cui il deliberato rimanda è in fase di elaborazione secondo un preciso cronoprogramma stilato dalla delibera stessa. Comunque, più precisamente, sono almeno sette i grandi progetti ora sostenuti da Caldoro che portano la firma della giunta Bassolino: gli interventi per l’area di Bagnoli, il sistema della Metropolitana regionale, il completamento della Ferrovia Metrocampania Nordest, i lavori alla statale 268 del Vesuvio, il recupero del fiume Sarno, i progetti per la banda larga e il risanamento dei Regi Lagni. Per non parlare del rilancio del centro storico di Napoli: a febbraio sono stati bloccati 220 mln di risorse europee stanziate dalla precedente Giunta, ora sono destinati meno della metà dei fondi per il recupero dell’area patrimonio dell’UNESCO. Di fronte a questi scenari non possiamo fare altro che augurarci che in un modo o nell’altro questa situazione di impasse possa finalmente sbloccarsi: altrimenti a pagarne le spese saranno, come al solito, i cittadini e le imprese campane.

(Articolo pubblicato sul numero di aprile de “La Campania giovane”)

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Cliccando qui invece potete scaricare o semplicemente vedere il pdf del numero completo di aprile de “La Campania giovane” nella versione cartacea

Qui di seguito l’immagine del cartaceo dell’articolo:


Regione Campania in freezer: tutto congelato

CON IL PRIMO CALDO COSA SI SCIOGLIERA’?

Era il 30 marzo 2010, il risultato delle consultazioni regionali era stato netto: vittoria di Caldoro in Campania. Nell’immediato post-verdetto delle urne erano arrivati da più parti elogi sperticati per il neo-governatore, celebrato come uomo “libero”, il “solo” capace di risollevare le sorti della compagine campana. Da allora, l’uomo indicato come candidato del centro-destra direttamente dal Cavaliere in seguito all’affare Cosentino, ha probabilmente confuso questo decantato stato di libertà da condizionamenti con la facoltà di non curarsi dei lavori assembleari: in 39 sedute del consiglio regionale – di cui 13 question time – è infatti risultato assente ben 35 volte (presente 4 volte, compreso l’insediamento)! Le scelte fatte da Caldoro in questi mesi sono sembrate rivelatrici della presenza sullo sfondo dell’ingombrante sagoma dell’on. Ciriaco De Mita: tant’è che c’è stata la nomina a suo vice del nipote Giuseppe De Mita e la riconferma di De Simone a Commissario dell’Asl di Salerno. In seguito a quest’ultimo atto abbiamo assistito all’abbandono del gruppo regionale del PDL di ben quattro consiglieri (Baldi, Paolino, Longo e Fortunato), che hanno spiegato il loro gesto politico con questo aspro comunicato: «La riconferma di De Simone non è altro che la dimostrazione che il massimo responsabile della Sanità campana, On. Ciriaco De Mita, continua a condizionare la politica della nostra regione. Una politica, responsabile di aver svenduto questo territorio stringendolo nella morsa di una gestione clientelare e ormai superata. De Simone ha dimostrato di essere ostaggio di una politica vecchia, che non ha prodotto niente, che ha agito in solitudine senza mai confrontarsi con il territorio e le reali esigenze di quest’ultimo, dettando legge pur non avendo i consensi». Ma a destare preoccupazioni a Palazzo Santa Lucia sono in questa fase i casi Cosenza e Vetrella. Il primo – assessore ai Lavori Pubblici e alla Protezione civile – ha rimesso la delega al Ciclo integrato delle Acque parrebbe per delle incomprensioni con l’assessore all’ambiente, Giovanni Romano, sulla competenza nella gestione dei depuratori; il secondo – titolare delle deleghe ai Trasporti e alle Attività produttive, per questo definito «superassessore» – è dimissionario all’indomani della nomina di Nello Polese ad amministratore unico dell’Ente Autonomo Volturno (EAV). Sinora però niente di fatto, nessuna sostituzione: tutto bloccato, o meglio “congelato”. E’ stato infatti usato questo stesso aggettivo in riferimento allo stato in cui si trova il contratto di programma, il fulcro del Piano di azione per lo sviluppo economico regionale (Paser): il che vuol dire un miliardo e mezzo di euro di investimenti fermi e 2.800 nuovi posti di lavoro sospesi. Tutto questo, quando la crisi economica si manifesta con i dati record sulla disoccupazione giovanile, perché non c’è nessuno in grado di seguire le pratiche. Caldoro aveva infatti azzerato i consulenti nominati dalla giunta precedente, mandando a casa anche i tecnici indispensabili al buon funzionamento della macchina. Del resto è lo stesso Vetrella a dire con imbarazzo: «Gli incarichi dirigenziali rimasti sguarniti all’esito della revoca di conferimento del personale esterno attualmente risultano attribuiti, ad interim, al personale interno. Per poter stipulare il contratto non ci sono le persone. Ho chiesto più volte ulteriori persone». Insomma una regione in freezer: si registra una tendenza a “congelare” tutto, investimenti, dimissioni. Persino De Mita, la cui ombra resta sempre lì, aleggia di giunta in giunta. Al che viene da chiedersi – per restare nella metafora – se sia stato “ibernato” o piuttosto imbalsamato. Non c’è comunque da fremere troppo, presto o tardi sarà quel galantuomo del tempo a dirci se il governatore saprà “sciogliere” tali questioni o se a sciogliersi sarà la fiducia e il consenso verso la sua persona.

(Articolo pubblicato sul numero di febbraio de “La Campania giovane”)

 

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