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Bilancio 2011 Regione Campania

Poche luci e tante ombre

Bilancio di previsione 2011, legge finanziaria e Bilancio pluriennale di previsione triennio 2011-2013 sono stati approvati a maggioranza dal Consiglio Regionale della Campania, con il voto contrario del gruppo delle opposizioni (55 presenti, 37 favorevoli, 18 contrari). Più specificamente era stata posta la questione di fiducia sul provvedimento da parte del Presidente della Giunta, Stefano Caldoro, ai sensi dell’art. 49 dello Statuto regionale. Lecito quindi da un punto di vista formale utilizzare l’istituto della fiducia, ma si tratta pur sempre di uno strumento che per sua stessa natura comprime il dibattito e cancella qualsiasi possibilità emendativa. Del resto chi ha quantomeno un’infarinatura di diritto costituzionale sa bene che il ricorso alla fiducia è un atto solo apparente di “forza muscolare” della maggioranza, che in realtà ne nasconde una intrinseca debolezza. Non è certamente un caso infatti che il Governo nazionale ne stia facendo un uso smodato, spogliando sostanzialmente il parlamento delle sue prerogative. L’apporto delle opposizioni è stato così limitato ai lavori in commissione, ma ha comunque condotto al recepimento nel testo finale di interventi a sostegno delle politiche di welfare e dei piani sociali di zona dei Comuni. E’ da segnalare il trasferimento di 600 mln di euro 2011-2013 a favore delle politiche di riqualificazione urbana del sistema dei Comuni e il sostegno alle politiche delle comunità montane e dell’antincendio boschivo, che significano diverse migliaia di posti di lavoro. C’è stato poi l’emendamento a firma di Antonio Marciano che fissa uno stanziamento iniziale di 1,5 mln di euro per il wi-fi gratuito in favore dei Comuni campani con meno di 15.000 abitanti. Al primo vero banco di prova il centro-destra campano si è dunque sottratto al confronto, mostrandosi vittima della sue contraddizioni interne, ostaggio di vecchi e nuovi clientelismi che hanno fatto mettere da parte le promesse di rigore sul bilancio. Sono stati approvati infatti provvedimenti rivelatrici della presenza di una “regia occulta”, basti pensare che al comma 262 della finanziaria viene sancita la riorganizzazione della rete distributiva per i carburanti eco-compatibili, che sono il fulcro dell’attività imprenditoriale di Cosentino. E’ stato inoltre stabilito che se alla scadenza del 30 marzo non sono stati designati gli organi direttivi nei consorzi di bonifica si deve attingere a commissari scelti tra personalità esterne alla regione. Invece di lavorare per l’accorpamento di alcune società partecipate con un coup de théâtre ne sono state create altre due, c’è addirittura una dotazione finanziaria per lo start-up pari a 5 mln di euro. Si tratta peraltro di una finanziaria che per rispondere alle esigenze di questo o di quell’uomo politico va di fatto a contraddire lo Statuto, il quale dice che in un documento di programmazione finanziaria ci devono essere solo provvedimenti di spesa. Qui però ci sono emendamenti e postille che ad esempio intervengono in materia urbanistica, che arrivano persino a modificare rapporti contrattuali consolidati, come quello dell’attuale direttore dell’istituto Pascale di Napoli. E’ per questi motivi che la finanziaria è stata impugnata al tar e che, con ogni probabilità, verrà fatto lo stesso dinanzi al Presidente del Consiglio dei ministri e al Capo dello Stato. Vi sono poi la “Missione sostegno alla famiglia”, l’aiuto alle “madri lavoratrici” e al “microcredito per sostenere le iniziative imprenditoriali dei giovani della Campania” che sono rimasti solo dei suggestivi titoli di spesa, che in concreto non determineranno ricadute significative dato che non vi è una idonea copertura finanziaria. Ha dichiarato in proposito Marciano: «Le risorse messe a disposizione per queste attività sono di gran lunga inferiori a quelle straordinarie e distribuite a pioggia per finanziare associazioni, fondazioni e attività di ricerca di dubbio spessore culturale e scientifico». E’ così che oggi il solo pensiero di quegli encomi carichi di enfasi per Caldoro quale “uomo libero da condizionamenti” creano imbarazzo e fanno schernire.

(Articolo pubblicato sul numero di marzo de “La Campania giovane”)

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E per il centro-sinistra quale futuro?

QUEL NODO DA SCIOGLIERE DELLE PRIMARIE

Gli scenari nel centro-sinistra appaiono diametralmente opposti. La critica per eccellenza che viene mossa è quella di “non avere una leadership forte”: si sente commentare spesso, alludendo in modo beffardo in particolare al PD, che in tale parte politica lo “sport nazionale” sarebbe mettere quotidianamente alla berlina il segretario eletto, delegittimandone così l’operato e – riprendendo la frase di un noto politico che ha una concezione aziendale e proprietaria della politica – “esponendo il partito al pubblico ludibrio”. Comunque, mettendo da parte le provocazioni più o meno pretestuose, il PD sembra realmente avere una identità “pallida”, o quanto meno non definita in pieno. E’ questo uno dei principali motivi per i quali i democratici, stando alle rilevazioni dei sondaggi, sembrano non riuscire a guadagnare consensi pur in una fase di forte calo della fiducia nel presidente del consiglio e nel “suo” partito (come vedete la berlusconizzazione della politica induce a scrivere queste cose, quasi che un partito potesse ridursi ad una persona … ). Non avere una posizione chiara e ben delineata sulle questioni all’ordine del giorno nell’agenda politica, infatti, può creare non pochi problemi: come è facile intuire ma arduo da realizzare, essere equilibrati può attrarre consensi nella misura in cui la mediazione non si trasforma in immobilismo; qualcuno direbbe che esasperando un simile atteggiamento si corre il rischio di “morire di tattica”. E’ per questo fondamentalmente che si discute dell’opportunità di fare delle primarie di coalizione in questa fase. A tal proposito Gianni Vattimo, dalle colonne de Il fatto quotidiano del 20 agosto 2010, chiosava in questo modo: “Chiunque vinca le primarie della coalizione, però, non potrà vincere contando unicamente sull’appeal della sua persona: essere alternativi a B. significa anche vincere diversamente da come farebbe lui. Difficilmente potremo andare al governo sventolando unicamente la bandiera della legalità sulla quale per fortuna oggi insiste anche Fini: abbiamo bisogno di motivi forti per i quali elettori delusi, stanchi e rassegnati dovrebbero votare per il nostro schieramento. Occorrono idee prioritarie per il programma di governo che intendiamo presentare, e primarie per quelle stesse idee”. La matassa è dunque difficile da dipanare. Probabilmente il risultato delle – a quanto pare – sempre più imminenti elezioni e del futuro del centro-sinistra dipende per buona parte da questa scelta: fare le primarie? E se farle in che modo?

(Secondo mio articolo sul numero di dicembre de “La Campania giovane”)

 

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