Primarie e doparie, vi dico la mia

Ieri sera avevo postato sul profilo facebook di “Doparie Dopoleprimarie” (tale denominazione è dovuta a questo libro di Raffaele Calabretta..) questo articolo, scritto per il numero di ottobre de “La Campania giovane.“, sul ricambio generazionale in politica. In esso avevo, tra le altre cose, abbozzato una riflessione sull’importanza che riveste l’istituto delle primerie nel processo di rinnovamento della classe dirigente di questo Paese.

Ebbene, il commento al mio post è stato il seguente:

Nel tuo articolo mancano le doparie : ) A parte le battute, l’aspetto debole delle primarie è che focalizzano l’attenzione sulle persone, per di più in una società in cui c’è un’eccessiva personalizzazione della politica. Ci vogliono per questo anche le doparie, che spingono a dibattere sulle idee e fanno emergere, si spera, quelle che lo meritano. Sei d’accordo?

Chi non sapesse cosa siano le “doparie” può chiarirsi le idee qui e qui.

Concordo sull’affermazione di principio, ma con delle riserve e delle specificazioni da fare.

Rimando all’articolo, scritto circa un anno fa per “Termometro Poitico”, Scelte “primarie”: ridare centralità alle idee andando oltre il leaderismo: allora mi ero dichiarato favoreole a delle primarie di coalizione per decidere il candidato del centro-sinistra alle prossime elezioni, auspicando – come si evince chiaramente dal titolo – che queste siano una battaglia di idee e non una lotta intestina tra questo e quell’altro leader.

Le primarie per selezionare i candidati per il Parlamento, invece, sarebbero positive soprattutto se si riuscisse ad approvare una legge elettorale in senso maggioritario e uninominale, cosa tuttavia difficilmente praticabile.

Quanto alla questione delle c.d. “doparie” sarei cauto: mi pare ingenuo pensare di affidare tutto alla scelta degli elettori, si rischia di sfociare nel populismo di chi è maestro della strumentalizzazione, di chi meschinamente si nasconde dietro la “volontà del popolo sovrano”. Nel popolo non c’è il meglio, c’è semplicemente il tutto; è per questo che spesso hanno la meglio gli istinti belluini, la folla viene da sempre attirata con maggiore facilità da chi sa parlare alla “pancia” delle persone. E’ quindi utopico pensare che in questo modo si compiano necessariamente scelte giuste per la mera circostanza che sono state prese in modo trasparente e dando voce direttamente a chi elegge i suoi i rappresentanti. Per essere vero questo vi dovrebbe essere una società perfetta, nella quale ogni cittadino sia consapevole, conosca quantomeno i principi cardine sanciti nella nostra Costituzione, ma è evidente che non è così e che è impossibile raggiungere questo modello ideale: ciò che si può fare è solo cercare di innalzare quanto più possibile il livello medio di cultura civica di una nazione.

Parlerei delle doparie come metodo e non come dogma, in quanto più riusciamo a coinvolgere e più saremo credibili. Ritengo che la doparia può funzionare se concepita come una consultazione diffusa che cerca di rovesciare le problematiche dello schema referendario in positivo, costringendo alla discussione e all’approfondimento.

Bisogna essere consci del fatto che né le primarie né le doparie in quanto tali sono la panacea, la soluzione ad ogni male atavico della politica. A noi servono consultazioni vere, nelle quali siano chiamati a pronunciarsi cittadini sempre più consapevoli ed informati.

 

Doparie Press (blog Ufficio Stampa Doparie) ha risposto così a questo post.

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Pubblicato il 10 ottobre 2011, in Altro con tag , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 6 commenti.

  1. c’è anche un altro aspetto da considerare.
    se si fanno primarie vere, tra tizio e caio, tizio avrà un programma e caio ne avrà un altro: le doparie sono già insite nelle primarie.
    cmq, come hai scritto anche tu, ben venga tutto ciò che coinvolge i cittadini.

  2. E’ solo in parte condivisibile l’osservazione che in un certo senso le doparie siano già insite nelle primarie. Riporto direttamente da quello che presumo essere il sito ufficiale delle doparie:

    “Le doparie possono essere utilizzate – diciamo – al massimo una volta l’anno per consultare gli elettori dopo le elezioni, su temi fondamentali non prevedibili o non previsti nel programma elettorale della coalizione, o su temi su cui dopo le elezioni non c’è accordo nella maggioranza di governo. O, nell’altro senso, possono servire agli elettori per imporre nell’agenda politica temi che sono vicini ai problemi quotidiani e a cui i politici non danno risposta. Lo stesso potrebbero fare anche i partiti o coalizioni di opposizione, al fine di tenere unita l’opposizione dentro il parlamento e l’opposizione della società civile.”

    Lo statuto del PD all’art.27 (Referendum e altre forme di consultazione) afferma:

    “1. Un apposito Regolamento quadro, approvato dalla Direzione nazionale con il voto favorevole della maggioranza assoluta dei suoi componenti, disciplina lo svolgimento dei referendum interni e le altre forme di consultazione e di partecipazione alla formazione delle decisioni del Partito, comprese quelle che si svolgono attraverso il Sistema informativo per la partecipazione.

    2. È indetto un referendum interno qualora ne facciano richiesta il Segretario nazionale, ovvero
    la Direzione nazionale con il voto favorevole della maggioranza assoluta dei suoi componenti, ovvero il trenta per cento dei componenti l’Assemblea nazionale, ovvero il cinque per cento degli iscritti al Partito Democratico.

    3. La proposta di indizione del referendum deve indicare: la specifica formulazione del quesito; la natura consultiva ovvero deliberativa del referendum stesso; se la partecipazione è aperta a tutti gli elettori o soltanto agli iscritti.

    4. Il referendum è indetto dal Presidente dell’Assemblea nazionale, previo parere favorevole di legittimità della Commissione nazionale di garanzia, sulla base di uno specifico Regolamento approvato dalla Direzione nazionale.

    5. La proposta soggetta a referendum risulta approvata se ottiene la maggioranza dei voti validamente espressi.

    6. Il referendum interno può essere indetto su qualsiasi tematica relativa alla politica ed all’organizzazione del Partito Democratico. Il referendum può avere carattere consultivo o deliberativo.
    Qualora il referendum abbia carattere deliberativo, la decisione assunta è irreversibile, e non è soggetta ad ulteriore referendum interno per almeno due anni.

    7. Le norme dello Statuto, fatto salvo quanto previsto all’articolo 43, comma 3, non possono essere oggetto di referendum”.

    Quindi la cosa è un po’ diversa e mi vengono in mente subito un paio di cosette:
    A) non sarebbe forse il caso di discutere sull’opportunità di individuare delle materie che non possono essere oggetto di doparie? per dire, su argomenti di particolare delicatezza – come ad es. il “fine vita” – fino a che punto ha senso la logica manichea del “si” o “no” del quesito referendario interno?
    B) non c’è il rischio che – al solo scopo di “arruffianarsi” un certo elettorato – il politico demagogo di turno, sondaggi alla mano, richieda una consultazione su “quello che la gente vuole”?

    P.s. Il discorso potrebbe continuare, ma per ora mi fermo qui.. magari prossimamente faccio un nuovo post sull’argomento.

  3. ecco, il punto B mi pare da non sottovalutare.
    in fondo, anche i padri costituenti quando previdero la possibilità di referendum abrogativi dissero che per alcune materie no, non si poteva…

    • Appunto, alludevo proprio a quello. Un referendum abrogativo non è ammesso per le leggi di amnistia e di indulto, tributarie e di bilancio, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali (oltre che: leggi costituzionalmente vincolate, leggi rinforzate o atipiche e altre leggi esplicitamente o implicitamente sottratte); perché un referendum interno (anche se la doparia non è abrogativa, ma è consultiva o propositiva) può avere come oggetto – quantomeno in teoria – quasi ogni tema?

  4. Tante grazie a entrambi per i commenti!

    Cerco di rispondere brevemente:
    @nonunacosaseria: come ha già scritto Vito, le doparie servono per temi cruciali e controversi, che non erano stati previsti prima delle elezioni (e quindi, non lo erano stati neppure nelle primarie) oppure su temi che erano previsti ma che spaccano lo stesso un partito o coalizione dopo le elezioni (vedi tassazione delle rendite finanziarie che era nel programma dell’Unione del 2006, e che poi non è stato possibile attuare per il veto dei centristi.

    @vito: quello sulla materia su cui poter votare, è in effetti un punto molto delicato, su cui è necessario discutere e riflettere molto prima di scrivere un eventuale regolamento. Nello statuto del Pd, articolo 27, si legge che “6. Il referendum interno può essere indetto su qualsiasi tematica relativa alla politica ed all’organizzazione del Partito “

  5. Leonardo Biscetti

    Io condivido perfettamente quello che tu hai scritto. Senza pensare che siano una panacea, se intese come un confronto sulle idee e non sulle persone, le doparie possono essere utili. Ad esempio nel caso del PD potrebbero servire a dare un …profilo netto al partito su temi su cui non ha un’identità chiara, fermo restando il diritto di ciascun rappresentante a continuare a pensarla diversamente. Ad esempio, anche io penso che i temi etici siano complicati e che non siano risolvibili secondo logiche manichee, ma non c’è dubbio che un partito progressista che voglia essere credibile deve avere una posizione ufficiale a riguardo. E se per costruirsela, sceglie di ricorrere a forme di consultazione larga popolare, magari limitandole agli iscritti, non sarebbe una sciagura, anche se indubbiamente strumenti politici del genere sono molto potenti e vanno maneggiati con cura. In conclusione: ben vengano le doparie ( per inciso , il termine mi piace poco, meglio referendum), ma stiamo attenti ad utilizzarle in modo strumentale per regolamenti di conti interni- possibilità questa sempre in agguato

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