Archivio mensile:luglio 2011

L’altra faccia della Campania

Mentre centinaia di aziende chiudono, c’è chi ancora riesce a mantenere in attivo fatturati e vendite

L’onda lunga della crisi ha senz’altro indebolito il tessuto socio-economico italiano. I problemi occupazionali, infatti, portano sempre con sè una lacerazione sociale, un sentimento di sfiducia verso il futuro. Una crisi del lavoro che è metafora della crisi esistenziale di un popolo, che si sente colpito nella sua dignità, che non si vede capace di autodeterminarsi e realizzarsi. Insomma non si sente libero. Gli strascichi più pesanti si sono registrati nel Meridione, confermando la storica tendenza ad uno sviluppo squilibrato sul territorio della nostra penisola. Lo si è detto in mille salse, ma la sostanza resta la stessa: un’Italia a due velocità. In questo scenario però si innestano anche realtà imprenditoriali che “reggono”, che anzi riescono persino a crescere, ad incrementare il proprio fatturato. E questo accade anche al Sud. Nel raccontare la storia di chi – nonostante tutto – “ce la fa” prenderemo in considerazione aziende che sono impegnate nei più diversi settori economici.

Abbigliamento: Harmont&Blaine, la griffe del Bassotto

L’amministratore delegato, Domenico Menniti, con sentimento di viva soddisfazione, ha dichiarato: «Il 2011 è destinato a segnare un incremento del fatturato che dovrebbe raggiungere quota 55 milioni di euro, rispetto ai 47 del 2010». In particolare il primo semestre dell’anno corrente si è chiuso con un fatturato di 26,8 milioni di euro, attestandosi su una crescita del 18,7 % rispetto ai 22,6 milioni di euro registrati nell’esercizio precedente. Risultati ragguardevoli li stanno ottenendo anche i licenziatari per le linee bambino e per le calzature, praticamente in linea con quelli della maison. Tant’è che attualmente queste due linee sviluppano un fatturato annuo di circa 13 milioni di euro e fanno segnare un tasso di crescita a due cifre.

La Harmont &Blaine spa ha sede a Caivano, in provincia di Napoli, dove è concentrata la produzione di tutte le linee di abbigliamento e accessori. Oggi è divenuta un marchio, caratterizzato dalla costante ricerca di colori, forme e materiali nuovi, fortemente conosciuto sia in Italia che all’estero. Ormai ha 150 dipendenti diretti e più di 600 di indotto, una rete commerciale che conta 26 boutique monomarca in Italia e 40 nel mondo, oltre che significative presenze in più di 600 negozi di abbigliamento sparsi ovunque. Ma la griffe del Bassotto non ha alcuna intenzione di arrestare qui il suo percorso di radicamento all’estero, porta avanti senza sosta un ambizioso programma di internazionalizzazione del gruppo con focus su Centro America, Russia, Medio Oriente e Grande Cina.

Settore alimentare, l’exploit della Conad

Chiaro e risoluto, sin da inizio 2011, si è mostrato l’amministratore delegato, Camillo De Berardinis, nello snocciolare le cifre degli investimenti per i prossimi anni: «Di qui al 2013 abbiamo messo in cantiere l’apertura di 266 punti vendita in tutte le regioni, con un investimento di 770,5 milioni, e la creazione di 5800 posti di lavoro, di cui oltre 2.100 al Sud, con 160 inaugurazioni e una spesa di 190 milioni. Proseguiranno anche le aperture dei negozi Sapori&Dintorni per portare il made in Italy alimentare nei principali aeroporti europei e città d’arte italiane. Inoltre abbiamo avviato la ristrutturazione di un terzo dei nostri 2.900 punti vendita». Un trend che colloca il gruppo al secondo posto tra i protagonisti della grande distribuzione in Italia, pronto ad investire, in Campania, 50 milioni di euro, con 25mila metri quadri di nuove aperture e ulteriori 1.000 posti di lavoro, destinati la maggior parte a giovani da qualificare con un’adeguata formazione specifica.

Entro l’anno, infatti, tra Napoli e Pompei saranno avviati quattro importanti progetti che determineranno la riqualificazione di alcune aree con l’apertura di tre nuovi punti vendita: uno all’interno della ristrutturata ex cartiera Aticarta a Pompei, uno nell’ex stabilimento Fiat in Corso Malta e il terzo nell’ex birreria del quartiere di Miano a Napoli. «Si tratta di strutture che grazie a questi interventi – ha precisato Danilo Toppetti, direttore generale di Pac 2000A-Conad – saranno salvate dal degrado attuale e riconsegnate alla cittadinanza completamente recuperate e fruibili».
Inoltre, all’interno della stazione di Mergellina, è prevista l’apertura del primo store in Campania Sapori&Dintorni Conad. Nella nostra Regione, del resto, la cooperativa ha già raggiunto una quota di mercato del 15,7 % ed è impegnata a sostenere l’economia attraverso 196 fornitori locali che hanno realizzato un fatturato di 124,6 milioni di euro.

Aeronautica, al Sud l’eccellenza: brilla la campana Alenia aeronautica

Nelle regioni del Sud il polo industriale dell’aeronautica serve oltre 140 armatori in tutto il mondo. Tra Campania e Puglia c’è la vera e propria eccellenza italiana del settore. Lo si deve alla presenza ed agli investimenti sul territorio di aziende leader, come Alenia aeronautica (gruppo Finmeccanica) ed, il colosso Usa, Boeing. Intorno a loro si è sviluppato un indotto senza precedenti con migliaia di aziende, alcune capaci anche di attirare commesse di altri competitors internazionali. In Campania soprattutto, la produzione, trainata – come detto – da un’azienda del calibro dell’Alenia (in questo comparto la più rappresentativa dell’intero Paese), è persino aumentata negli ultimi mesi.

Ben presto, dunque, sono state rilasciate, a commento di questi straordinari risultati, dichiarazioni ricolme di entusiasmo. «In Campania, nonostante la crisi, il comparto mostra un incremento di fatturato e addetti», queste le parole di Norberto Salza, coordinatore della commissione Aerospazio dell’Ordine degli ingegneri di Napoli, il quale ha realizzato uno studio dedicato al settore nella regione, che conta oltre 60 fra aziende e centri di ricerca, 10mila occupati e un fatturato di 500 milioni di euro l’anno. Ha proseguito, quindi, annunciando che, a settembre, la commissione dell’Ordine degli ingegneri costituirà un comitato tecnico scientifico per il settore aerospaziale e proponendo alla Regione di attivarsi per creare un pool di esperti per il rilancio del polo aeronautico, in collaborazione tra gli assessorati alle Attività produttive e alla Ricerca scientifica.

Continuando nell’analisi dei dati della nostra regione, è da notare che il 69 % delle aziende del settore è concentrato nella provincia di Napoli: oltre all’Alenia (ha stabilimenti a Capodichino, Casoria, Pomigliano e Nola) e da segnalare l’Ams tra Giugliano e il Fusaro. Il “focal point” per l’industria campana, comunque, è certamente rappresentato, con i suoi progetti di ricerca su veicoli spaziali e velivoli senza pilota, dal Cira (centro italiano ricerche aerospaziali) di Capua.

Si tratta di realtà imprenditoriali impegnate in ambiti radicalmente diversi, ma accomunate da un unico comune denominatore: l’orgoglio di dare il proprio contributo per risollevare l’economia nazionale, di avere investito qui e all’estero per rendere più grande il nostro Paese. Hanno la faccia ridente di chi può dire “ce l’ho fatta”, di chi sussurra “è possibile”, anche al Sud.

(Inchiesta pubblicata sul numero di agosto de “La Campania giovane”)

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L’insostenibile peso dei risultati elettorali

Ma davvero non ci sono vincitori?

Il 31 maggio 2011 è iniziato il dopo-voto, il “terzo turno” di una lunga stagione elettorale. Questo per due principali ordini di motivi:

  1. l’Italia – soprattutto da quando Berlusconi è “sceso in campo”, ormai nel lontano 1994 – è in uno stato di perenne campagna elettorale, il cantiere della propaganda non chiude mai;
  2. è il tempo delle analisi, dei commenti al voto e nessuno ci sta – come sempre del resto – ad essere additato come lo sconfitto e a riconoscere la vittoria di qualcun altro.

Ora tutti stanno a scrutare le “reazioni”, le conseguenze di queste elezioni amministrative. Tutti a domandarsi: ma è la fine di Berlusconi? E’ partito il “post-berlusconismo” oppure è solo una parentesi, un passaggio a vuoto? Insomma quante volte lo si è dato per morto (politicamente parlando) in passato e poi puntualmente lo abbiamo visto “risorgere”? Caustico il commento di Mino Fuccillo: «Nelle tv si discute se abbia “esaurito la sua forza propulsiva”, se sia o no “fritto”, se il ventennio sia all’inizio della sua fine. Si registrano episodi di scoramento comico-paradossali: il sito di Libero stampa un masticato e velenoso “E ora godetevi il comunismo”, Radio Padania manda in onda “Bandiera Rossa”. Non sembrano capire di esser stati sconfitti non dai comunisti ma soprattutto da se stessi». Le solite domande dunque, ancora quelle. E non potrebbe essere altrimenti, intendiamoci. Noi però – oltre a provare a rispondere a tali quesiti – cercheremo di mettere ordine e di trarre dei “dati politici”.

CDX Soffre di una crisi di consenso per molti versi nuova. In passato, infatti, PDL e lega disponevano di un bacino elettorale comune. Edmondo Berselli non a caso aveva coniato una suggestiva parola per definirlo, il “forzaleghismo”. Quando Forza Italia perdeva consensi li acquistava la Lega, e viceversa. Questo oggi non è accaduto. Entrambi i partiti hanno perso (ora c’è il PDL al posto di FI), “quel bacino è esondato”. Ilvo Diamanti su Repubblica parla a questo proposito di “specchio infranto” per via di una sempre più forte “strategia della sineddoche”. Sineddoche, avete capito bene: è una figura retorica tramite la quale si usa una parola per identificare la parte per il tutto o viceversa. Esattamente quello che fa da sempre Berlusconi, trasformare ogni elezione in un referendum su se stesso. Tutto ridotto a lui, alla “sua” guerra con i Magistrati e i Comunisti. Ma a questo giro il referendum l’ha perso, la strategia della sineddoche lo ha travolto. Milano – punto di partenza e feudo dell’avventura berlusconiana assurto a teatro simbolico della battaglia – è l’emblema di un’Italia che è cambiata. Che tira un altro vento. La lega è stata stritolata dal sondaggione sul Cavaliere, del resto stando al governo è difficile fare anche l’opposizione. Il giochino di presentarsi un po’ con il PDL, un po’ da sola e di rimproverare al governo di cui fa parte, tutto quello che ritiene sbagliato, risulta ormai logoro e poco credibile. Il mito della Lega ultima erede dei partiti di massa, unica forza politica a ricordare il PC in quanto a radicamento territoriale sta forse svanendo? Intanto cresce l’insofferenza verso Tremonti, criticato ed esortato dai “suoi” ad “aprire i cordoni della spesa”. I leghisti sgomitano per lo spostamento dei Ministeri al Nord, è l’ultimo ritrovato della loro propaganda per provare a differenziarsi da Berlusconi e sa molto di populismo. Fermenti si registrano anche in casa PDL. Manovre sospette inducono a pensare ad una forma di smarcamento nei confronti di Berlusconi. Alemanno pare stia lavorando per creare dei gruppi autonomi nei quali possano confluire dei finiani delusi come Urso e Ronchi. Il gruppo “Liberamente” chiede gli stati generali del PDL e – come ha fatto Ferrara nella stralunata “riunione dei servi liberi” – le primarie per la successione. La Polverini ha già messo in atto un mezzo tentativo di mettersi in proprio, ha creato liste autonome e addirittura in alcuni Comuni le ha schierate contro il PDL. Inoltre altri hanno presentato in molte amministrazioni il proprio simbolo (è il caso dei Popolari Liberali di Giovanardi, del Nuovo Psi e di Scopelliti). Berlusconi ha dato una timida risposta nominando Alfano “segretario politico” del partito. Ma cosa cambia? Gianfranco Pasquino ha fatto acutamente notare: «La stessa procedura con la quale è stato designato, da Berlusconi, e approvato all’unanimità da un organismo composto da trenta persone, suggerisce che il partito detto Popolo della libertà non ha neppure cominciato ad affrontare i suoi problemi. Nello Statuto del PDL, il ruolo che viene affidato ad Angelino Alfano neppure esiste».

TERZO (O QUARTO) POLO Qui per la verità non è che tiri un’aria migliore. Il neonato Terzo Polo si ritrova infatti ad essere in molte realtà il “quarto polo”. Questo soprattutto per la prestazione del Movimento 5 stelle, che però ha ottenuto risultati molto diversificati città per città. Il risultato più deludente forse l’ha avuto FLI, che tende ad attestarsi intorno al 2% sul territorio nazionale.

CSX – Questa consultazione ha dimostrato che dispone di grandi risorse umane, che ha ancora leader locali credibili ed esperti. Il PD ha ottenuto risultati che alla vigilia erano impensabili, ne esce rinforzato. Conferma il trend di crescita SEL, che piazza Pisapia e Zedda come sindaci di Milano e Cagliari. L’IDV invece è in calo, può vantare solo lo straordinario risultato di De Magistris a Napoli, ma in generale pare subire un’erosione del suo elettorato da parte proprio di SEL e del Movimento di Grillo.

VINCITORI E VINTI – Sugli sconfitti concordano tutti. Sono Berlusconi, il Pdl, la Lega. Mentre sui vincitori le interpretazioni appaiono meno convergenti. Per molti come Luca Ricolfi «in queste elezioni non ha vinto né la destra né la sinistra, né i moderati né gli estremisti» perché la Sinistra non ha preso voti dagli avversari e la Destra ha visto assenti all’appello voti suoi. Dicono: «Non vedete che tutti hanno preso meno voti assoluti?». Ma certe disamine meta-filosofiche non si accorgono che mettono in discussione la scoperta dell’acqua calda. Ossia che le elezioni – specie in un Paese storicamente con scarsa mobilità elettorale come l’Italia – si vincono o si perdono non conquistando i voti degli “altri” ma facendo o no il pieno dei voti “propri”, da sempre. I vincitori – può non piacere -, ma, come gli sconfitti, ci sono ad ogni elezione.

(Articolo pubblicato sul numero di luglio de “La Campania giovane”)

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