Pontida, secessione o successione?

Molte erano le attese per la consueta manifestazione che la Lega Nord tiene annualmente sul “sacro pratone” di Pontida. Bossi – esordendo con un sobrio e pacato “Giornalisti lecchini di Roma Padrona” – ha usato i toni e i contenuti di sempre, chi si aspettava l’annuncio di una fine anticipata del governo è rimasto deluso. Mino Fuccillo, con disincantato sarcasmo, ha acutamente commentato:

«Fiamme ad Atene che guizzano fin quasi a bruciarci il sedere. Ma nessuno o quasi si impressiona, nessuno o quasi almeno sposta le terga, anzi molti, moltissimi esigono ed invitano a incollarsi più stretti alla sedia che scotta. E fuochi d’artificio a Pontida, spettacolo pirotecnico annunciato su cui tutti puntano gli occhi, più o meno a bocca aperta. Fuochi che fanno rumore e subito si spengono, fuochi di scena. Ma attesi e narrati come fossero insieme l’Apocalisse e la Palingenesi. E’ lo strabico week-end italiano, il fine settimana dei fischi per fiaschi».

Insomma un fuoco di paglia alimentato da quei giornalisti che hanno il vezzo di scrivere ogni giorno qualcosa, anche se non hanno nulla di cui parlare. Perché “devono farlo”, perché “ci sono i giornali da riempire”. Checché se ne dica, del resto, la strada era già scritta. La Lega sa bene che, se stacca la spina al governo e si va ad elezioni, per la sua parte politica ci sono più probabilità di perdere che di vincere, Bossi ha infatti ammesso “questo sarebbe un momento favorevole alla sinistra”. Ma, nel contempo, è anche cosciente degli effetti deleteri che potrebbero avere, in termini di consensi e di fiducia del proprio elettorato, altri due anni di immobilismo politico, di azione di governo avvitata intorno al solito pallino della riforma (ad personam) della giustizia. La cosa da fare è una sola: prendere tempo. Continuare a perpetrare il giochino, per la verità ormai scoperto e stantio, dell’opposizione da dentro il governo, per cercare una qualche distinzione, per non essere travolta dal declino berlusconiano. Mantenere il ruolo di sindacato del Nord contro gli sprechi di Roma ladrona, come se non fossero quelli che hanno governato più a lungo di tutti negli ultimi diciassette anni! Stefano Fassina, responsabile del settore Economia e Lavoro del PD, ha commentato causticamente:

«La Lega che oggi si fa paladina degli artigiani e dei piccoli imprenditori del Nord è la stessa che, tra una Pontida e l’altra, ha votato per l’esecutività immediata degli accertamenti fiscali. Non è colpa di Equitalia, è colpa della Lega che ha cambiato la legge. La Lega che oggi a Pontida reclama il taglio delle tasse, a Roma ha imposto un federalismo municipale che premia la rendita e raddoppia l’Ici sui patrimoni di artigiani, commercianti e piccoli imprenditori, aumenta l’addizionale comunale, introduce l’imposta di scopo e di soggiorno. La Lega che oggi invoca una riforma del Patto di Stabilità per i comuni virtuosi ha sempre bloccato gli emendamenti che il Pd, negli ultimi due anni, ha presentato alla legge di stabilità. Basta prendere in giro i cittadini e gli imprenditori del Nord. È ridicolo il Bossi di lotta nei fine settimana e di mal-governo nei giorni feriali».

Non è certamente un caso, dunque, che ad un certo punto l’annuncio sia stato: “Berlusconi la tua premiership è in discussione se non fai alcune cose”. Come per dire, insomma, che “noi” siamo i veri “uomini del fare”! Che siete “voi” politici politicanti a farci perdere tempo!

Pur tuttavia, al netto delle eccessive aspettative montate da una certa stampa che, imperterrita, si nutre di cliché logori che ormai non hanno più alcun riscontro nella realtà, ci sono delle osservazioni da fare sulla “narrazione padana”.

Sono state confermate le teorizzazioni di sempre sul “movimento padano”.

In passato Maroni ha più volte sostenuto che la sua formazione politica si inserisce nel solco della tradizione leninistica. Nel maroni-pensiero, infatti, “Lenin sapeva cos’era un partito: migliaia di persone da motivare, uno che comanda e gli altri che eseguono un progetto”. E in questo Bossi ricalcherebbe il leader bolscevico. Il Ministro dell’Interno evidentemente non sa che Lenin non è mai stato un caporale che “comandava”, egli era piuttosto il capo carismatico di un gruppo dirigente, che peraltro – sino al 1917 – non smise mai di insidiarne l’autorità. Inoltre il partito bolscevico era un’organizzazione di rivoluzionari clandestini che non si curava affatto del consenso democratico (tant’è che l’unica volta che, da minoranza, si trovò di fronte un’assemblea elettiva, quella costituente, la sciolse d’arbitrio). Il “Carroccio” semmai è un partito “pesante” con un padre-padrone che non può essere messo in discussione. Un partito-persona come quello del Cavaliere, ma che ha una struttura organizzativa ben diversa da quella “leggera” del Pdl. E di questo ne abbiamo avuto la plastica conferma proprio oggi. I militanti che venivano intervistati prima del comizio del – critici o a favore dell’alleanza col Pdl che fossero – condividevano una certezza: “Quello che dirà Bossi faremo“. Segnalo, a questo proposito, un episodio paradigmatico che attesta l’esistenza di questo tipo di atteggiamento nella base leghista. Un gruppo di sostenitori, giunti da Ponte Tresa, ha portato con se due striscioni: uno diceva “Ancora due anni per fare quello che voi non avete fatto in 150 anni”, mentre l’altro tagliava corto “Berlusconi basta vai a casa”. Erano pronti a srotolarne uno dei due – o anche prima uno e poi l’altro! – in base alla parole d’ordine che Bossi avrebbe indirizzato a Berlusconi. C’erano poi naturalmente anche dei cartelli che esprimevano giudizi più netti e negativi sul Premier, ce n’era uno ad esempio che diceva “Occhio Berlusconi, ti facciamo due Maroni come Castelli”. Nel complesso, però, l’opinione prevalente era – come si dice in questi casi con espressione consumata – di accettare senza se e senza ma le parole d’ordine del capo.

Ma c’è stato anche dell’altro. Bobo Maroni – il teorico del leninismo di cui sopra – si è ritagliato uno spazio tutto suo, è stato senza dubbio, dopo il leader maximo, il più acclamato dal “popolo verde”. C’era un maxi-cartello che campeggiava in fondo al pratone con la scritta “Maroni presidente del Consiglio” e, davanti al palco, in molti ne hanno innalzato di più piccoli che aggiungevano “Subito!!!”.

Non è che, più che ad una secessione, ci si sta preparando ad una successione?

Passare il testimone ad un uomo politico più istituzionale e rassicurante potrebbe essere la chiave per aprire una fase di “normalizzazione” del partito capace di attirare delusi proveniente sia di destra che da sinistra. Il Ministro degli Interni è infatti intervenuto e ha parlato quasi da “successore designato”. Ha chiuso con una suggestiva frase ad effetto: Siamo un popolo di barbari, ma siamo barbari sognatori. E sogniamo la Padania libera”.

P.s. Guardate questa chicca:

Noi tendiamo ad effettuare dall’interno del governo un’opposizione esterna, mentre dall’esterno forniamo un appoggio all’interno … chiaro?!

(Articolo pubblicato su “Caffè News”, lo potete vedere cliccando qui)

Annunci

Pubblicato il 20 giugno 2011, in Caffè News con tag , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: