Referendum, voto per fasce di elettori e reazioni inattese

Gli elettori più istruiti e i giovani hanno trainato l’affluenza ai referendum verso il quorum, ma anche tra le fasce con titoli di studi bassi e tra gli elettori più maturi l’affluenza è stata molto significativa. Sono i dati che emergono dall’analisi congiunta svolta da Termometro Politico sui dati dell’instant poll EMG (2.800 interviste telefoniche, margine d’errore +/- 1,9%).

In particolare, l’affluenza – pari al 57% in Italia – sarebbe stata del 39% tra gli italiani con al massimo la licenza elementare, ma avrebbe superato il quorum in tutti gli altri segmenti: 57% tra chi ha la licenza media, 63% tra chi ha finito le scuole superiori e addirittura 66% tra i laureati.

La partecipazione al voto al referendum in base al livello di istruzione

Anche l’analisi dei dati per fascia d’età è molto interessante, e sembra confermare la sensazione di una grande mobilitazione tra i giovani: sotto i 25 anni si registra un afflusso alle urne notevolmente maggiore (addirittura il 64%), come pure tra i 35 e i 44 anni (63%); appena inferiori i dati dei 25-34enni (60%) e, un po’ a sorpresa, molto alta anche la partecipazione di 45-54enni (62%) e 55-64enni (60%). Decisamente più bassa, ma comunque abbastanza vicina al quorum, l’affluenza degli elettori più anziani, quelli con oltre 65 anni: 42%.

La partecipazione al voto in base alla fascia d’età

Un altro dato che conferma questa dinamica è quello relativo al tipo di intervista (circa 2.000 elettori sono stati interpellati al telefono fisso, 800 al cellulare): tra gli italiani chiamati sul portatile – tendenzialmente più giovani e urbanizzati – l’affluenza è superiore di quasi un punto e mezzo alla media.

Questi dati ci consegnano le prime basi per un’analisi approfondita del risultato, specie se incrociati a quelli già diffusi da La7 durante lo speciale di ieri relativi all’affluenza per partiti (sarebbero andati a votare il 45% degli elettori del Pdl, il 40% degli elettori della Lega, il 58% del Terzo Polo, il 78% del Pd, l’81% dell’Idv e il 75% di Sel, oltre a un sorprendente 25% di persone che si dichiarano intenzionate a non votare alle elezioni «normali»).

In sostanza, la mobilitazione è stata generale, se è vero che tra i segmenti più «difficili» e meno sensibili ai quesiti referendari – elettori di centrodestra, anziani, persone meno istruite – circa il 40% è comunque andato a votare, facilitando l’ampio superamento del quorum. D’altra parte, le dimensioni del risultato sono state rese possibili dal grande coinvolgimento dei giovani e degli italiani con livelli di scolarizzazione maggiori: e questa è a suo modo una notizia, se è vero che questi settori sembra stiano iniziando, più che a subire i processi di opinione del Paese, a guidarli.

(FONTE: Termometro Politico – autore articolo: Lorenzo Pregliasco)

Interessanti e condivisibili sono anche le considerazioni in proposito del Sen. Stefano Ceccanti (PD), le trovate qui.

A saltare agli occhi è poi il cambiamento di paradigma di Antonio Di Pietro, a sentire le sue parole quasi  non pare vero sia lui a pronunciarle. Sempre il primo ad invocare le dimissioni, oggi dice di non volere strumentalizzare il risultato del referendum. Che insomma non si è trattato di un voto sul governo e su Berlusconi. Un Marco Bracconi a dir poco esterefatto ha commentato sul suo blog:

Di Pietro gioisce ma non chiede le dimissioni del premier, non rivendica a sé la vittoria, parla di trionfo dei cittadini e di voto bipartisan.

Sarà perché il successo di De Magistris ne insidia in prospettiva la leadership. Sarà perché la prospettiva di andare al governo non è più una bella utopia. Sarà perché il gran nemico Silvio stavolta sembra davvero alle corde.

Sarà quel che sarà, ma il leader dell’Italia dei Valori da ieri sembra uno statista vecchio stampo. Lungimirante e pragmatico. Uno che ha capito che se Berlusconi cade anche il vecchio Di Pietro, quello un po’ populista e arruffapopolo, deve smettere di esistere.

Non è solo il quorum la bella sorpresa di ieri.

Mi sforzo a valutare le opinioni senza pregiudizi, posso dire con orgoglio che non mi hanno mai appassionato i dietrologismi.

Spero dunque che quello del leader dell’IDV sia un cambiamento sincero, maturato dopo una approfondita riflessione, non una svolta a U dettata da esigenze di tipo elettorale.

Vedremo, il tempo sa essere galantuomo.

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Pubblicato il 15 giugno 2011, in Altro con tag , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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