Lettieri, un altro imprenditore della politica?

Per “far perdere Napoli.”

Gianni Lettieri, un nome che, per assonanza ma non solo, fa riecheggiare quello del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Tant’è che nell’ultimo numero de “L’Espresso” un approfondimento sul candidato sindaco del centrodestra era significativamente intitolato “Si scrive Letta, si legge Lettieri”. E infatti non si tratta di una semplice suggestione, dietro questo gioco di parole c’è della sostanza. I due si conoscono da vicino già da tempo, il primo approccio pare sia avvenuto per intercessione degli uffici di Maurizio Beretta. Negli ultimi giorni, ad adiuvandum, sono molte le voci che si sono levate in un unico coro di conferma: «Prima di fare qualsiasi mossa, Gianni chiede consiglio a Letta o, in alternativa, al suo sodale Gigi Bisignani». Non sorprende, dunque, che oggi ne decanti le doti di imprenditore. A tessere la tela degli elogi sono stati poi: Claudio Velardi (ex assessore regionale al Turismo della giunta Bassolino, ora è il suo spin doctor…), Gianluca Borrelli (ex industriale da poco prosciolto da un’accusa di truffa che l’aveva portato in carcere), Gaetano Cola (già presidente della Camera di Commercio con problemi di affidamento bancario) e Antonio Napoli (ex comunista e oggi socio di Velardi in “Reti”). Innumerevoli personaggi di primo piano però lo criticano e in modo anche impietoso. Innanzitutto l’armatore Manuel Grimaldi e Antonio D’Amato, il suo predecessore alla guida dell’Unione degli industriali di Napoli. Quest’ultimo in un’intervista al “Corriere della Sera” ha dichiarato: «Un uomo di Cosentino e di Berlusconi. Lettieri è un candidato imposto. Che non rappresenta alcuna forma di discontinuità con il tragico passato di Napoli, ma anzi garantisce, a pezzi di società, una rassicurante continuità». Ha quindi continuato rincarando la dose: «Vuole scoprire chi è Lettieri? Vada su Internet e faccia una ricerca dentro Cerved, la banca dati di tutti gli imprenditori. Scoprirà la carriera di un imprenditore quantomeno controverso…». Al che, in risposta, ha inviato ai giornali una lettera, nella quale parlava di 200 milioni di salari distribuiti in 18 anni a 600 dipendenti e (non poteva proprio mancare) faceva un appello all’ottimismo! D’amato però parlava con cognizione di causa: ricercando nel sistema informatico che raccoglie le visure di tutte le aziende iscritte alla camera di commercio (ossia nel Cerved) risultano, infatti, una miriade di aziende, tutte cessate, in liquidazione, in amministrazione controllata o fallite. Insomma tutto terreno fertile per la satira. In particolare un sito, che ha parafrasato lo slogan del rampollo Gianni in “Far perdere Napoli.” (www.farperderenapoli.com), ha realizzato, riguardo ai motivi della sua candidatura, un parallelo tra ciò che “Dice lui” e “La verità”. In tale sezione – alludendo alla circostanza che ha fatto carriera acquisendo aziende di altri e facendosi vanto del loro successo (salvo poi condurle spesso al fallimento) – si è sarcasticamente sostenuto che si candida “per continuare ad arricchire il suo illustre curriculum con il fallimento definitivo della città”. I contenuti di quella missiva, peraltro, insieme con l’osservazione delle modalità della sua campagna elettorale (i cartelloni con la sua faccia s’incontrano pure a Teano) e delle spese faraoniche sostenute (l’intero fronte Morcone-de Magistris-Pasquino non supera i 600 mila euro, mentre il solo centrodestra veleggia intorno ai 650 mila) svela il volto tipicamente berlusconiano di questa “discesa in campo” (l’espressione non è casuale). A dirla tutta, si è presentato un candidato osteggiato da una parte del mondo imprenditoriale e da un pezzo consistente del suo stesso partito perché non si è saputo produrre classe dirigente. O forse sarebbe più appropriato dire che un partito personale come il PDL non ha proprio inteso farlo. Del resto quando una formazione politica che viene concepita come la propaggine di un capo va a confrontarsi localmente con un mix di feudalesimo politico e cura di interessi privati cosa ne può mai venir fuori?

(Questo articolo è stato pubblicato sul sito de “La Campania giovane”, lo potete vedere cliccando qui)

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Pubblicato il 23 maggio 2011, in La Campania giovane con tag , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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