Archivio mensile:maggio 2011

Lettieri, un altro imprenditore della politica?

Per “far perdere Napoli.”

Gianni Lettieri, un nome che, per assonanza ma non solo, fa riecheggiare quello del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Tant’è che nell’ultimo numero de “L’Espresso” un approfondimento sul candidato sindaco del centrodestra era significativamente intitolato “Si scrive Letta, si legge Lettieri”. E infatti non si tratta di una semplice suggestione, dietro questo gioco di parole c’è della sostanza. I due si conoscono da vicino già da tempo, il primo approccio pare sia avvenuto per intercessione degli uffici di Maurizio Beretta. Negli ultimi giorni, ad adiuvandum, sono molte le voci che si sono levate in un unico coro di conferma: «Prima di fare qualsiasi mossa, Gianni chiede consiglio a Letta o, in alternativa, al suo sodale Gigi Bisignani». Non sorprende, dunque, che oggi ne decanti le doti di imprenditore. A tessere la tela degli elogi sono stati poi: Claudio Velardi (ex assessore regionale al Turismo della giunta Bassolino, ora è il suo spin doctor…), Gianluca Borrelli (ex industriale da poco prosciolto da un’accusa di truffa che l’aveva portato in carcere), Gaetano Cola (già presidente della Camera di Commercio con problemi di affidamento bancario) e Antonio Napoli (ex comunista e oggi socio di Velardi in “Reti”). Innumerevoli personaggi di primo piano però lo criticano e in modo anche impietoso. Innanzitutto l’armatore Manuel Grimaldi e Antonio D’Amato, il suo predecessore alla guida dell’Unione degli industriali di Napoli. Quest’ultimo in un’intervista al “Corriere della Sera” ha dichiarato: «Un uomo di Cosentino e di Berlusconi. Lettieri è un candidato imposto. Che non rappresenta alcuna forma di discontinuità con il tragico passato di Napoli, ma anzi garantisce, a pezzi di società, una rassicurante continuità». Ha quindi continuato rincarando la dose: «Vuole scoprire chi è Lettieri? Vada su Internet e faccia una ricerca dentro Cerved, la banca dati di tutti gli imprenditori. Scoprirà la carriera di un imprenditore quantomeno controverso…». Al che, in risposta, ha inviato ai giornali una lettera, nella quale parlava di 200 milioni di salari distribuiti in 18 anni a 600 dipendenti e (non poteva proprio mancare) faceva un appello all’ottimismo! D’amato però parlava con cognizione di causa: ricercando nel sistema informatico che raccoglie le visure di tutte le aziende iscritte alla camera di commercio (ossia nel Cerved) risultano, infatti, una miriade di aziende, tutte cessate, in liquidazione, in amministrazione controllata o fallite. Insomma tutto terreno fertile per la satira. In particolare un sito, che ha parafrasato lo slogan del rampollo Gianni in “Far perdere Napoli.” (www.farperderenapoli.com), ha realizzato, riguardo ai motivi della sua candidatura, un parallelo tra ciò che “Dice lui” e “La verità”. In tale sezione – alludendo alla circostanza che ha fatto carriera acquisendo aziende di altri e facendosi vanto del loro successo (salvo poi condurle spesso al fallimento) – si è sarcasticamente sostenuto che si candida “per continuare ad arricchire il suo illustre curriculum con il fallimento definitivo della città”. I contenuti di quella missiva, peraltro, insieme con l’osservazione delle modalità della sua campagna elettorale (i cartelloni con la sua faccia s’incontrano pure a Teano) e delle spese faraoniche sostenute (l’intero fronte Morcone-de Magistris-Pasquino non supera i 600 mila euro, mentre il solo centrodestra veleggia intorno ai 650 mila) svela il volto tipicamente berlusconiano di questa “discesa in campo” (l’espressione non è casuale). A dirla tutta, si è presentato un candidato osteggiato da una parte del mondo imprenditoriale e da un pezzo consistente del suo stesso partito perché non si è saputo produrre classe dirigente. O forse sarebbe più appropriato dire che un partito personale come il PDL non ha proprio inteso farlo. Del resto quando una formazione politica che viene concepita come la propaggine di un capo va a confrontarsi localmente con un mix di feudalesimo politico e cura di interessi privati cosa ne può mai venir fuori?

(Questo articolo è stato pubblicato sul sito de “La Campania giovane”, lo potete vedere cliccando qui)

Amministrative, l’exploit di Mangoni, il candidato ideale

Parliamo di Luca Mangoni, candidato nella lista di Milly Moratti (cognata del sindaco uscente e moglie di Massimo Moratti, il presidente dell’Inter), che sostiene Giuliano Pisapia. Mangoni è sicuramente un personaggio eclettico: architetto, politico e collaboratore (per la parte scenografica e coreografica) del gruppo musicale italiano “Elio e le Storie Tese”. Durante vari concerti del gruppo di Elio si è presentato in stravaganti travestimenti, dei quali il più famoso è quello del “Supergiovane”, vestito da supereroe e spesso in sella ad una Vespa scoppiettante. Nella sua carriera di architetto il lavoro più conosciuto a pareri contrastanti è la “Mangoni Tower”, un palazzo residenziale in via Nervesa a Milano. In qualità di architetto, Mangoni è considerato uno specialista in tema di urbanizzazione e nella gestione di tutti i “servizi” sotterranei.

Nel 2010 appare nella lista del candidato presidente della Regione Lombardia per la Federazione della Sinistra e sarebbe stato eletto automaticamente se avesse vinto il candidato presidente Vittorio Agnoletto.

Alle amministrative, il “supergiovane”, che si è prasentato come il “Candidato ideale”, ha fatto registrare un vero è proprio exploit, raggiungendo quota 1.068 preferenze. Un risultato sorprendente che ridimensiona ulteriormente il già deludente numero di voti raccolto da vari candidati del centrodestra. Ad esempio Roberto Lassini, l’autore degli infelici manifesti “Via le BR dalle procure” ha ottenuto duecento voti in meno, mentre Giovanni Terzi, anch’egli architetto ed assessore alle Attività produttive, Politiche del Lavoro e dell’Occupazione dell’amministrazione Moratti, ha addirittura ottenuto trecento preferenze in meno.

Per quanto riguarda poi la sfida tutta musicale con la candidata Ornella Vanoni, che sosteneva Letizia Moratti, non vi è proprio stata sfida. La cantante milanese non è infatti riuscita ad andare oltre le 36 preferenze, un risultato sorprendentemente scarso vista la notorietà del personaggio.

Durante questa campagna elettorale Mangoni ha realizzato un video musicale, a suo modo geniale, per far conoscere le sue idee sulla città. Anche in questo caso all’insegna della stravaganza, ha realizzato una parodia del celebre discorso di Berlusconi del 1994 della “discesa in campo”. Di seguito un raffronto tra i due discorsi.

LA “DISCESA IN CAMPO” DI BERLUSCONI

LA “DISCESA IN CAMPO” DEL CANDIDATO IDEALE

(Articolo pubblicato su “Caffè News”, lo potete vedere cliccando qui)

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