Relazioni internazionali nell’era Berlusconiana

DALLE SCELTE DI CAMPO A QUELLE DI COMODO

L’epoca berlusconiana verrà ricordata anche per il tipo di politica internazionale portata avanti: questa si è infatti caratterizzata per un modus operandi sempre più ondivago e intermittente. Il centro-destra che aveva denunciato “l’equivicinanza” della politica estera dalemiana – accusata di collocarsi sempre in mezzo tra aggrediti e aggressori, a distanza di sicurezza dagli uni e dagli altri – si è messa a distinguere gli autocratici buoni da quelli cattivi sulla base della loro amicizia e disponibilità personale e delle convergenze di interessi di breve periodo. Ma questa – viene da dire – non è nient’altro che la naturale conseguenza di una certa concezione proprietaria ed aziendalistica della politica: si intrattengono relazioni con altri Paesi sulla base di meri rapporti di fiducia personale piuttosto che sulla scorta di precise scelte di valori. Ad emergere è la convinzione di fondo che un Governo responsabile debba muoversi nel “mercato” delle relazioni internazionali in modo del tutto indipendente da una valutazione politica dei fatti, degli equilibri generali e delle conseguenze di medio-lungo periodo. Quest’idea ha portato Berlusconi a Minsk a tributare sperticati elogi all’ultimo dittatore europeo, il bielorusso Alexander Lukashenko, a difendere, in ogni dove, le ragioni e la legittimità della “demo-autocrazia” putiniana e a farsi garante della rispettabilità politica del colonnello Gheddafi, che ormai sale in Italia a divertirsi quando e come vuole. Un movimento schizofrenico del nostro Paese sullo scacchiere geopolitico assai arduo da decifrare che è dipeso e dipende tutt’ora dai vezzi di un uomo solo, che si pone nell’evidente contraddizione di proclamarsi un convinto liberale, un fedele alleato degli USA, ma, nel contempo, si mostra nei fatti il leader europeo più marcatamente filosovietico: è stato infatti sempre il nostro Presidente del Consiglio ad affermare con toni ed esclamazioni da consumato showman che “Putin e Medvedev sono dei doni di Dio”! Lo “sdoganamento” più clamoroso probabilmente è stato però quello del presidente bielorusso  in quanto il Cavaliere è stato il primo leader occidentale da almeno dodici anni a questa parte a mettere piede a Minsk. Recentemente ad assestare un altro colpo alla nostra già minata credibilità è stato il caso Battisti: in questa circostanza il Governo ha assunto un atteggiamento poco convincente rispetto alla mancata concessione dell’estradizione da parte del presidente Lula. A parte formali richieste al Governo brasiliano e la minaccia – prima annunciata e poi smentita – di non ratificare gli accordi militari, infatti, non si sta facendo molto altro. Si potrebbe ad esempio ricorrere alla Corte internazionale di giustizia dell’Aia, perché, come dice l’avvocato Francisco Rezek – ex giudice del Supremo Tribunal Federal, nonché ex membro del Tribunale dell’Aja dal ‘97 al 2006 – in un’intervista al quotidiano brasiliano “Folha”: «E’ talmente assurda l’ipotesi di non rispettare una decisione della Corte dell’Aja che non riesco nemmeno a pensarlo (…) Battisti verrebbe senza dubbio condannato». Dello stesso avviso anche Marina Basso, professoressa di diritto internazionale all’università di San Paolo: «La situazione dell’Italia davanti alla Corte dell’Aia è talmente favorevole che non varrebbe la pena promuovere un giudizio, che potrebbe durare anche cinque anni. Basterebbe la richiesta di un parere che si risolverebbe in pochi mesi». Queste sono solo alcune delle vicende che, insieme alle varie gaffes – si va dall’Obama “abbronzato” al cucù alla Merkel -, hanno determinato un netto ridimensionamento dell’immagine del nostro Stato: paiono lontani i tempi nei quali gli italiani Prodi, Monti e Padoa-Schioppa  svolgevano un ruolo di prestigio nella costruzione del sogno europeo. Quando la politica della Farnesina tornerà ad essere il risultato di precise scelte di campo, frutto di sentite e lungimiranti valutazioni ideali?

(Articolo pubblicato sul numero di gennaio de “La Campania giovane”)

 

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Pubblicato il 6 febbraio 2011, in La Campania giovane con tag , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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