Archivio mensile:febbraio 2011

Regione Campania in freezer: tutto congelato

CON IL PRIMO CALDO COSA SI SCIOGLIERA’?

Era il 30 marzo 2010, il risultato delle consultazioni regionali era stato netto: vittoria di Caldoro in Campania. Nell’immediato post-verdetto delle urne erano arrivati da più parti elogi sperticati per il neo-governatore, celebrato come uomo “libero”, il “solo” capace di risollevare le sorti della compagine campana. Da allora, l’uomo indicato come candidato del centro-destra direttamente dal Cavaliere in seguito all’affare Cosentino, ha probabilmente confuso questo decantato stato di libertà da condizionamenti con la facoltà di non curarsi dei lavori assembleari: in 39 sedute del consiglio regionale – di cui 13 question time – è infatti risultato assente ben 35 volte (presente 4 volte, compreso l’insediamento)! Le scelte fatte da Caldoro in questi mesi sono sembrate rivelatrici della presenza sullo sfondo dell’ingombrante sagoma dell’on. Ciriaco De Mita: tant’è che c’è stata la nomina a suo vice del nipote Giuseppe De Mita e la riconferma di De Simone a Commissario dell’Asl di Salerno. In seguito a quest’ultimo atto abbiamo assistito all’abbandono del gruppo regionale del PDL di ben quattro consiglieri (Baldi, Paolino, Longo e Fortunato), che hanno spiegato il loro gesto politico con questo aspro comunicato: «La riconferma di De Simone non è altro che la dimostrazione che il massimo responsabile della Sanità campana, On. Ciriaco De Mita, continua a condizionare la politica della nostra regione. Una politica, responsabile di aver svenduto questo territorio stringendolo nella morsa di una gestione clientelare e ormai superata. De Simone ha dimostrato di essere ostaggio di una politica vecchia, che non ha prodotto niente, che ha agito in solitudine senza mai confrontarsi con il territorio e le reali esigenze di quest’ultimo, dettando legge pur non avendo i consensi». Ma a destare preoccupazioni a Palazzo Santa Lucia sono in questa fase i casi Cosenza e Vetrella. Il primo – assessore ai Lavori Pubblici e alla Protezione civile – ha rimesso la delega al Ciclo integrato delle Acque parrebbe per delle incomprensioni con l’assessore all’ambiente, Giovanni Romano, sulla competenza nella gestione dei depuratori; il secondo – titolare delle deleghe ai Trasporti e alle Attività produttive, per questo definito «superassessore» – è dimissionario all’indomani della nomina di Nello Polese ad amministratore unico dell’Ente Autonomo Volturno (EAV). Sinora però niente di fatto, nessuna sostituzione: tutto bloccato, o meglio “congelato”. E’ stato infatti usato questo stesso aggettivo in riferimento allo stato in cui si trova il contratto di programma, il fulcro del Piano di azione per lo sviluppo economico regionale (Paser): il che vuol dire un miliardo e mezzo di euro di investimenti fermi e 2.800 nuovi posti di lavoro sospesi. Tutto questo, quando la crisi economica si manifesta con i dati record sulla disoccupazione giovanile, perché non c’è nessuno in grado di seguire le pratiche. Caldoro aveva infatti azzerato i consulenti nominati dalla giunta precedente, mandando a casa anche i tecnici indispensabili al buon funzionamento della macchina. Del resto è lo stesso Vetrella a dire con imbarazzo: «Gli incarichi dirigenziali rimasti sguarniti all’esito della revoca di conferimento del personale esterno attualmente risultano attribuiti, ad interim, al personale interno. Per poter stipulare il contratto non ci sono le persone. Ho chiesto più volte ulteriori persone». Insomma una regione in freezer: si registra una tendenza a “congelare” tutto, investimenti, dimissioni. Persino De Mita, la cui ombra resta sempre lì, aleggia di giunta in giunta. Al che viene da chiedersi – per restare nella metafora – se sia stato “ibernato” o piuttosto imbalsamato. Non c’è comunque da fremere troppo, presto o tardi sarà quel galantuomo del tempo a dirci se il governatore saprà “sciogliere” tali questioni o se a sciogliersi sarà la fiducia e il consenso verso la sua persona.

(Articolo pubblicato sul numero di febbraio de “La Campania giovane”)

 

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Qui di seguito l’immagine del cartaceo dell’articolo:


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Indifferenza e fanatismo: due facce della stessa medaglia?

Riporto le caustiche riflessioni fatte su questi due temi da pensatori grandi a diverso modo come Bobbio, Gramsci e la Fallaci.

NORBERTO BOBBIO CONTRO I FANATICI

Nel suo scritto autobiografico De senectute ammetteva candidamente:

“Dalla irriducibilità delle credenze ultime ho imparato a rispettare le credenze altrui, ad arrestarmi dinnanzi al segreto di ogni coscienza, a capire prima di discutere e a discutere prima di condannare. Poiché sono in vena di confessioni ne faccio ancora una superflua: detesto i fanatici con tutta l’anima”

ANTONIO GRAMSCI CONTRO GLI INDIFFERENTI

“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.

L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?

Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.

Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

11 febbraio 1917

Oriana Fallaci in proposito diceva:

“Vi sono momenti, nella vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre”

Mi vengono spontanee delle considerazioni.

Forse l’indifferenza e il fanatismo sono due facce della stessa medaglia: chi è ignorante presto o tardi assume uno di questi due atteggiamenti. E’ inevitabile. Chi non è curioso per natura e chi si ritiene l’unico depositario della verità è poco incline ad ascoltare gli altri, diffida di chi gli parla. Costoro restano come prigionieri di una grande campana, vittime di un’ottusa ed egoista chiusura in se stessi. E lo si sa, la mamma degli ignoranti è sempre incinta.

(Articolo pubblicato su “Caffè News”, lo potete vedere cliccando qui)

 

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