Dal Bartolismo al Berlusconismo

QUALE FUTURO PER L’ITALIA?

Bartolo da Sassoferrato, è un nome che al lettore, a meno che non abbia fatto degli studi giuridici, risulterà sconosciuto. Ebbene costui visse nel Trecento, secolo a partire dal quale si iniziò a parlare di communis opinio, espressione con la quale si designavano le soluzioni ad un problema giuridico ritenute indubitabili, almeno fino a quando non fossero “falsificate” da una nuova opinione più accreditata. Ma quella della communis opinio era una soluzione data dai giuristi di cattedra, quindi discutibile perché non legislativa, non vincolante di per sé, come ogni opinione. Si preferì così, invece di indicare per ogni questione l’opinione di questo o di quell’autore, dare una valutazione in generale positiva dell’opera di un autore ritenuto “più valido di ogni altro”: a trionfare fu appunto Bartolo, che agli occhi dei contemporanei fu come assistito da una “presunzione di verità”. Seguirlo divenne una “tradizione vincolante”, al punto che si arrivò a discutere quale fosse la vera opinio Bartoli: dinanzi alla contraddizione si negava un suo errore, questa non poteva che essere il frutto di un’interpretazione sbagliata del suo pensiero! Questo è il c.d. bartolismo, la tendenza cioè a riferirsi ad un individuo in modo acritico, ad approvarlo anche quando il contesto non lo richiede. Non è questa una delle principali critiche mosse ai “berlusconiani duri e puri”, quelli che sono rimasti sempre fedeli al cavaliere? Quelli che hanno bollato i futuristi come “traditori”, come se la nostra Costituzione non affermasse all’art.67 il divieto di mandato imperativo! Siamo forse tornati ai legami di fedeltà personale del vassallaggio? Autorevoli commentatori, non solo di sinistra, hanno dunque apostrofato costoro con espressioni forti, come “servi sciocchi”. Del resto, in sedici anni di berlusconismo, abbiamo assistito con sgomento al progressivo affermarsi del culto idolatrico del leader carismatico che parla alla pancia del popolo, con evidenti conseguenze sulla politica italiana tutta: ne è la dimostrazione il fatto che ad opporsi a Berlusconi sono per lo più partiti-persona. Quasi tutti i leaders, infatti, a partire dallo stesso Fini che ha fondato FLI denunciando la gestione “monarchico-aziendalistica” del PDL, hanno scritto il proprio nome a caratteri cubitali sul simbolo dei rispettivi partiti; eccezioni sono il PD e in parte l’UDC, dato che di fatto non è contendibile il primato di Casini. Cosa ne è delle persone in carne ed ossa che si agitano dietro? Dei militanti e dei congressi? Ad emergere in modo dirompente è il vuoto politico e culturale prodotto dall’adulazione incondizionata dell’immagine sacra del capo. Alla fine dell’era berlusconiana come sarà il risveglio degli italiani? Quale reazione? Indignazione per una politica degenerata in un mix di marketing e populismo oppure – terreno fertile per demagoghi dell’ultim’ora – un generale torpore, una diffusa indifferenza per la cosa pubblica?

(Primo mio articolo sul numero di dicembre de “La Campania giovane”)

 

Cliccando qui potete scaricare o semplicemente vedere il pdf del numero completo di dicembre de “La Campania giovane” nella versione cartacea

Qui di seguito l’immagine del cartaceo dell’articolo:


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Pubblicato il 14 gennaio 2011, in La Campania giovane con tag , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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