Scelte “primarie”: ridare centralità alle idee andando oltre il leaderismo

Negli ultimi mesi tutti hanno avuto modo di ascoltare opinioni e di leggere articoli dal contenuto il più vario possibile sul come il centrosinistra si debba presentare alle ormai sempre più imminenti elezioni, con chi, proponendo cosa e con quale candidato “premier”.

Richiamo in proposito un articolo di Gianni Vattimo non molto recente (pensate un po’ del 20 agosto 2010), che però sembrerebbe essere stato scritto oggi, proprio per quel clima da inizio di campagna elettorale che si respira da lungo tempo, probabilmente dal 22 aprile, il giorno dello scontro consumatosi in diretta tv tra Berlusconi e Fini alla direzione nazionale del PDL (ecco il link dell’articolo: http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/20/idee-primarie/51785/).

Ritengo che Vattimo, quando scrive:

Chiunque vinca le primarie della coalizione, però, non potrà vincere contando unicamente sull’appeal della sua persona: essere alternativi a B. significa anche vincere diversamente da come farebbe lui. Difficilmente potremo andare al governo sventolando unicamente la bandiera della legalità sulla quale per fortuna oggi insiste anche Fini: abbiamo bisogno di motivi forti per i quali elettori delusi, stanchi e rassegnati dovrebbero votare per il nostro schieramento. Occorrono idee prioritarie per il programma di governo che intendiamo presentare, e primarie per quelle stesse idee

ponga questioni di una certa rilevanza, che vanno a rimarcare il valore delle primarie, la portata dirompente che queste potrebbero avere su alleati ed elettori.

Questo perché fare delle primarie di coalizione significa svolgere un confronto utile e costruttivo tra i partiti che faranno parte della compagine di centrosinistra alle prossime elezioni, rinsaldare i rapporti tra alleati e dare autorevolezza al candidato “premier” che, ove queste si tenessero, sarà scelto dagli elettori.

Realizzare le “primarie delle idee”, ancora meglio, significa discutere di temi concreti per abbandonare astrusi tatticismi e riavvicinarsi ai delusi e rassegnati dalla politica, mostrare le differenze tra il modo di dialogare all’interno del centrosinistra rispetto a quello di una certa parte politica che non perde occasione per proclamarsi “libera” e “liberale”, ma che mette all’indice, bollando come eretico e “anti-italiano”, chiunque si imbatta nella ventura di manifestare opinioni diverse da quelle del capo, financo quando a fare questo è il cofondatore di quel partito, facendo così emergere in modo cristallino che essere democratici è ben altra cosa.

Altro punto di forza tutt’altro che secondario è che si tratterebbe di una modalità di confronto che, mettendo al centro le idee, consentirebbe di delineare un compiuto schema di valori e di proposte realmente alternativo a quello messo in campo da PDL e Lega, nonché sarebbe l’occasione per dimostrare che vari partiti si uniscono in un’alleanza che sa andare oltre la mera critica a Berlusconi. Queste forze politiche, in altre parole, devono avere la forza di impegnarsi a condividere, come si sente spesso dire in questi giorni, un progetto comune. Si badi, penso che, diversamente da quello che alcuni sostengono, il c.d. anti-berlusconismo non faccia crescere il consenso personale del Presidente del Consiglio, tutt’altro, ma sono altrettanto convinto che si stia sempre più facendo strada, per chi si oppone al centrodestra, l’esigenza di dimostrare agli “sfiduciati” che l’esperienza dell’armata Brancaleone dell’ultimo governo Prodi ha fatto comprendere la necessità di fare scelte coraggiose, di preferire uno strumento di trasparenza quale è quello delle primarie alle solite “logiche di palazzo”.

In questo modo, inoltre, si eviterebbe, almeno in parte, la saturazione del dibattito pubblico da parte di Berlusconi: l’attenzione dei media dovrà necessariamente concentrarsi sulla discussione in atto nello schieramento che si propone come alternativo al modello di governo delle destre. L’obiettivo della sinistra nel suo complesso, quindi, dovrebbe essere quello di cercare di dare, tramite la diffusione sui principali canali di informazione dei “faccia a faccia” tra i vari candidati alla guida della coalizione – rivolgendosi in un’ottica “non isolazionista”oltre che a Youdem anche a Sky, Cielo, Rainews 24 e Rai – , la massima visibilità non a novelli Savonarola dell’ultim’ora, ma a quelle che Vattimo aveva definito “idee prioritarie per il programma di Governo”. Sarebbero così raggiunti gli italiani in modo nettamente più efficace e capillare rispetto a quanto consentirebbe di fare la “campagna porta a porta” lanciata da Bersani a settembre (una cosa non esclude l’altra, anzi sono complementari), che, tra l’altro, mi pare non sia più partita o comunque abbia raggiunto pochi cittadini.

La parola d’ordine, pertanto, è a mio avviso, soprattutto per il PD, “coraggio”: scrollarsi di dosso quella c.d. “cultura della sconfitta” per credere nella forza delle idee: saranno per questo più importanti le proposte che saranno avanzate in caso di primarie piuttosto che quale sarà il politico che le vincerà. Prendendo in prestito un celebre aforisma di Eleanor Roosevelt:

Piccole menti discutono di persone, menti mediocri discutono di eventi, grandi menti discutono di idee.

(Articolo pubblicato – con qualche piccola differenza – su”Termometro Politico”, lo potete vedere cliccando qui)

Negli ultimi mesi tutti hanno avuto modo di ascoltare opinioni e di leggere articoli dal contenuto il più vario possibile sul come il centrosinistra si debba presentare alle ormai sempre più imminenti elezioni, con chi, proponendo cosa e con quale candidato “premier”.

Richiamo in proposito un articolo di Gianni Vattimo non molto recente (pensate un po’ del 20 agosto 2010), che però sembrerebbe essere stato scritto oggi, proprio per quel clima da inizio di campagna elettorale che si respira da lungo tempo, probabilmente dal 22 aprile, il giorno dello scontro consumatosi in diretta tv tra Berlusconi e Fini alla direzione nazionale del PDL (ecco il link dell’articolo: http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/20/idee-primarie/51785/).

Ritengo che Vattimo, quando scrive: “Chiunque vinca le primarie della coalizione, però, non potrà vincere contando unicamente sull’appeal della sua persona: essere alternativi a B. significa anche vincere diversamente da come farebbe lui. Difficilmente potremo andare al governo sventolando unicamente la bandiera della legalità sulla quale per fortuna oggi insiste anche Fini: abbiamo bisogno di motivi forti per i quali elettori delusi, stanchi e rassegnati dovrebbero votare per il nostro schieramento. Occorrono idee prioritarie per il programma di governo che intendiamo presentare, e primarie per quelle stesse idee” ponga questioni di una certa rilevanza, che vanno a rimarcare il valore delle primarie, la portata dirompente che queste potrebbero avere su alleati ed elettori.

Questo perché fare delle primarie di coalizione significa svolgere un confronto utile e costruttivo tra i partiti che faranno parte della compagine di centrosinistra alle prossime elezioni, rinsaldare i rapporti tra alleati e dare autorevolezza al candidato “premier” che, ove queste si tenessero, sarà scelto dagli elettori.

Realizzare le “primarie delle idee”, ancora meglio, significa discutere di temi concreti per abbandonare astrusi tatticismi e riavvicinarsi ai delusi e rassegnati dalla politica, mostrare le differenze tra il modo di dialogare all’interno del centrosinistra rispetto a quello di una certa parte politica che non perde occasione per proclamarsi “libera” e “liberale”, ma che mette all’indice, bollando come eretico e “anti-italiano”, chiunque si imbatta nella ventura di manifestare opinioni diverse da quelle del capo, financo quando a fare questo è il cofondatore di quel partito, facendo così emergere in modo cristallino che essere democratici è ben altra cosa.

Altro punto di forza tutt’altro che secondario è che si tratterebbe di una modalità di confronto che, mettendo al centro le idee, consentirebbe di delineare un compiuto schema di valori e di proposte realmente alternativo a quello messo in campo da PDL e Lega, nonché sarebbe l’occasione per dimostrare che vari partiti si uniscono in un’alleanza che sa andare oltre la mera critica a Berlusconi. Queste forze politiche, in altre parole, devono avere la forza di impegnarsi a condividere, come si sente spesso dire in questi giorni, un progetto comune. Si badi, penso che, diversamente da quello che alcuni sostengono, il c.d. anti-berlusconismo non faccia crescere il consenso personale del Presidente del Consiglio, tutt’altro, ma sono altrettanto convinto che si stia sempre più facendo strada, per chi si oppone al centrodestra, l’esigenza di dimostrare agli “sfiduciati” che l’esperienza dell’armata Brancaleone dell’ultimo governo Prodi ha fatto comprendere la necessità di fare scelte coraggiose, di preferire uno strumento di trasparenza quale è quello delle primarie alle solite “logiche di palazzo”.

In questo modo, inoltre, si eviterebbe, almeno in parte, la saturazione del dibattito pubblico da parte di Berlusconi: l’attenzione dei media dovrà necessariamente concentrarsi sulla discussione in atto nello schieramento che si propone come alternativo al modello di governo delle destre. L’obiettivo della sinistra nel suo complesso, quindi, dovrebbe essere quello di cercare di dare, tramite la diffusione sui principali canali di informazione dei “faccia a faccia” tra i vari candidati alla guida della coalizione – rivolgendosi in un’ottica “non isolazionista”oltre che a Youdem anche a Sky, Cielo, Rainews 24 e Rai – , la massima visibilità non a novelli Savonarola dell’ultim’ora, ma a quelle che Vattimo aveva definito “idee prioritarie per il programma di Governo”. Sarebbero così raggiunti gli italiani in modo nettamente più efficace e capillare rispetto a quanto consentirebbe di fare la “campagna porta a porta” lanciata da Bersani a settembre (una cosa non esclude l’altra, anzi sono complementari), che, tra l’altro, mi pare non sia più partita o comunque abbia raggiunto pochi cittadini.

La parola d’ordine, pertanto, è a mio avviso, soprattutto per il PD, “coraggio”, scrollarsi di dosso quella c.d. “cultura della sconfitta” per credere nella forza delle idee: saranno per questo più importanti le proposte che saranno avanzate in caso di primarie piuttosto che quale sarà il politico che le vincerà. Prendendo in prestito un celebre aforisma di Eleanor Roosevelt: “piccole menti discutono di persone, menti mediocri discutono di eventi, grandi menti discutono di idee”.

Negli ultimi mesi tutti hanno avuto modo di ascoltare opinioni e di leggere articoli dal contenuto il più vario possibile sul come il centrosinistra si debba presentare alle ormai sempre più imminenti elezioni, con chi, proponendo cosa e con quale candidato “premier”.

Richiamo in proposito un articolo di Gianni Vattimo non molto recente (pensate un po’ del 20 agosto 2010), che però sembrerebbe essere stato scritto oggi, proprio per quel clima da inizio di campagna elettorale che si respira da lungo tempo, probabilmente dal 22 aprile, il giorno dello scontro consumatosi in diretta tv tra Berlusconi e Fini alla direzione nazionale del PDL (ecco il link dell’articolo: http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/20/idee-primarie/51785/).

Ritengo che Vattimo, quando scrive: “Chiunque vinca le primarie della coalizione, però, non potrà vincere contando unicamente sull’appeal della sua persona: essere alternativi a B. significa anche vincere diversamente da come farebbe lui. Difficilmente potremo andare al governo sventolando unicamente la bandiera della legalità sulla quale per fortuna oggi insiste anche Fini: abbiamo bisogno di motivi forti per i quali elettori delusi, stanchi e rassegnati dovrebbero votare per il nostro schieramento. Occorrono idee prioritarie per il programma di governo che intendiamo presentare, e primarie per quelle stesse idee” ponga questioni di una certa rilevanza, che vanno a rimarcare il valore delle primarie, la portata dirompente che queste potrebbero avere su alleati ed elettori.

Questo perché fare delle primarie di coalizione significa svolgere un confronto utile e costruttivo tra i partiti che faranno parte della compagine di centrosinistra alle prossime elezioni, rinsaldare i rapporti tra alleati e dare autorevolezza al candidato “premier” che, ove queste si tenessero, sarà scelto dagli elettori.

Realizzare le “primarie delle idee”, ancora meglio, significa discutere di temi concreti per abbandonare astrusi tatticismi e riavvicinarsi ai delusi e rassegnati dalla politica, mostrare le differenze tra il modo di dialogare all’interno del centrosinistra rispetto a quello di una certa parte politica che non perde occasione per proclamarsi “libera” e “liberale”, ma che mette all’indice, bollando come eretico e “anti-italiano”, chiunque si imbatta nella ventura di manifestare opinioni diverse da quelle del capo, financo quando a fare questo è il cofondatore di quel partito, facendo così emergere in modo cristallino che essere democratici è ben altra cosa.

Altro punto di forza tutt’altro che secondario è che si tratterebbe di una modalità di confronto che, mettendo al centro le idee, consentirebbe di delineare un compiuto schema di valori e di proposte realmente alternativo a quello messo in campo da PDL e Lega, nonché sarebbe l’occasione per dimostrare che vari partiti si uniscono in un’alleanza che sa andare oltre la mera critica a Berlusconi. Queste forze politiche, in altre parole, devono avere la forza di impegnarsi a condividere, come si sente spesso dire in questi giorni, un progetto comune. Si badi, penso che, diversamente da quello che alcuni sostengono, il c.d. anti-berlusconismo non faccia crescere il consenso personale del Presidente del Consiglio, tutt’altro, ma sono altrettanto convinto che si stia sempre più facendo strada, per chi si oppone al centrodestra, l’esigenza di dimostrare agli “sfiduciati” che l’esperienza dell’armata Brancaleone dell’ultimo governo Prodi ha fatto comprendere la necessità di fare scelte coraggiose, di preferire uno strumento di trasparenza quale è quello delle primarie alle solite “logiche di palazzo”.

In questo modo, inoltre, si eviterebbe, almeno in parte, la saturazione del dibattito pubblico da parte di Berlusconi: l’attenzione dei media dovrà necessariamente concentrarsi sulla discussione in atto nello schieramento che si propone come alternativo al modello di governo delle destre. L’obiettivo della sinistra nel suo complesso, quindi, dovrebbe essere quello di cercare di dare, tramite la diffusione sui principali canali di informazione dei “faccia a faccia” tra i vari candidati alla guida della coalizione – rivolgendosi in un’ottica “non isolazionista”oltre che a Youdem anche a Sky, Cielo, Rainews 24 e Rai – , la massima visibilità non a novelli Savonarola dell’ultim’ora, ma a quelle che Vattimo aveva definito “idee prioritarie per il programma di Governo”. Sarebbero così raggiunti gli italiani in modo nettamente più efficace e capillare rispetto a quanto consentirebbe di fare la “campagna porta a porta” lanciata da Bersani a settembre (una cosa non esclude l’altra, anzi sono complementari), che, tra l’altro, mi pare non sia più partita o comunque abbia raggiunto pochi cittadini.

La parola d’ordine, pertanto, è a mio avviso, soprattutto per il PD, “coraggio”, scrollarsi di dosso quella c.d. “cultura della sconfitta” per credere nella forza delle idee: saranno per questo più importanti le proposte che saranno avanzate in caso di primarie piuttosto che quale sarà il politico che le vincerà. Prendendo in prestito un celebre aforisma di Eleanor Roosevelt: “piccole menti discutono di persone, menti mediocri discutono di eventi, grandi menti discutono di idee”.

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Pubblicato il 10 ottobre 2010, in Altro con tag , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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